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Afghanistan: Corani in fiamme, la scintilla in un mare di frustrazione

La profanazione del Corano non è nuova in scenari di guerra e occupazione che riguardano paesi a maggioranza musulmana, e ogni volta le reazioni della popolazione sono empre le stesse. E proprio perché ormai se ne conoscono le conseguenze, non si comprende come sia possibile che simili episodi accadano ancora.

 

 

 

di Anna Toro

 

Eppure, da una settimana a questa parte i giornali riportano nel dettaglio i numerosi scontri che stanno scuotendo violentemente l'Afghanistan, dopo la scoperta, da parte di alcuni lavoratori afghani, di alcune copie del Corano bruciate in un inceneritore per l'immondizia appena fuori dalla base aerea americana di Bagram, a nord di Kabul.

La rabbia contro i soldati statunitensi è esplosa subito, e le rivolte sono dilagate ovunque, con assalti alle basi e alle ambasciate internazionali: almeno 15 persone sono morte e altre 31 sono rimaste ferite, tra cui sei soldati Usa.

Dopo l'uccisione dei due consiglieri americani all'interno del ministero dell'Interno di Kabul, Francia, Gran Bretagna e Germania hanno annunciato il ritiro di tutto il loro personale dai ministeri del governo afgano, mentre gli americani, per bocca dello stesso presidente Barack Obama, hanno subito chiesto scusa per “l'errore involontario” commesso dai propri soldati.

Un errore definito "grossolano e negligente", soprattutto perché è l'ennesima volta che accade, nonostante tutti sappiano quanto questi popoli siano sensibili alla questione religiosa.

Tant'è che il dipartimento Usa ha speso fior di dollari per istruire i militari su come trattare con le popolazioni locali in questi 'contesti'. E così che i soldati di stanza in Afghanistan dovrebbero saper bene che il Corano per gli islamici “è” la parola di Dio, non solo a livello simbolico ma anche fisico: la carta, la copertina, l'inchiostro con cui sono stampati i versi sono sacri e vanno così trattati, con la massima cura e reverenza.

Le innumerevoli regole che esistono per la manutenzione del Corano lo dimostrano: ad esempio, prima di leggerlo o aprirlo bisogna purificarsi spiritualmente, effettuando almeno una delle preghiere rituali; ancora, il Libro non deve mai stare in mezzo agli altri ma sempre in cima, o da solo, in più non dovrebbe mai stare a contatto col pavimento, o lasciato aperto dopo la lettura; non ci si può sedere sopra né tanto meno leggerlo mentre si è in posti “impuri” come il bagno, e le donna col ciclo mestruale dovrebbe evitare toccarlo.

Se si danneggia, guai a buttarlo via: piuttosto bisogna avvolgerlo in un panno, preferibilmente di lino, e seppellirlo in un posto sicuro.

Esiste anche un seppellimento rituale, che dev'essere effettuato in terreno sacro e non calpestabile, magari orientando la copia del libro verso La Mecca.

In ogni caso bruciare il Corano non è tra le opzioni, anche perchè il fuoco è spesso associato al Demonio e al male.

C'è da dire che non tutti i paesi a maggioranza islamica e naturalmente non tutti i musulmani aderiscono a queste e altre regole, ma si comprende facilmente come per i credenti il testo fisico del Corano non sia solo sacro ma anche “mistico” e pregno del potere divino. Si capisce quindi come la sua profanazione possa suscitare rabbia, sdegno e umiliazione.

Certo nel caso afghano non si tratta solo di religione.

L'analista Martine van Bijlert spiega: “La profanazione del Corano è certo un'azione che gli afgani hanno sentito come un insulto, e che ha scatenato la rabbia. Ci sono poi i vari gruppi religiosi e di potere, sempre ansiosi di agitare le acque. E infine c'è il fatto che a bruciare il Corano sono stati gli americani, e questo ha provocato grande frustrazione. Le forze statunitensi sono venute qui, promettendo di aiutare gli afgani. Dieci anni dopo non abbiamo idea di quello che è accaduto e di quello che succederà in futuro”.

 

27 febbraio 2012

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