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Egitto, al via la campagna elettorale

Le elezioni presidenziali si terranno il 26 e 27 maggio prossimi, al-Sisi è ufficialmente candidato, si prepara ad essere il prossimo presidente dell'Egitto. E già subisce le prime contestazioni. 

 

 

 

 

E' stato il popolo egiziano a chiederglielo, o almeno così ha detto durante un accorato discorso tenuto alcuni giorni fa per annunciare la propria candidatura: la propria discesa in campo, direbbe qualcuno.

Le prossime elezioni presidenziali rischiano di essere poco più di una formalità con tutti i pronostici che vanno in direzione dell'elezione di al-Sisi come presidente della Repubblica araba d'Egitto.

Tuttavia le contestazioni non mancano e non parliamo qui soltanto dei Fratelli Musulmani e delle loro ormai abitudinarie manifestazioni e nemmeno degli studenti di al-Azhar. Facciamo piuttosto riferimento al mondo dei social network, ad un hashtag che è diventato virale nel giro di pochissime ore. 

Ent5bo.el3r, “vota il ruffiano”, o il “magnaccia”, o nell'inglese “vote for the pimp”. Un termine spregiativo, riferito al futuro presidente egiziano e a quanti vogliono (o vorrebbero) votarlo come futuro rais della nazione. 

L'ormai famoso hashtag sta coinvolgendo personaggi famosi in tutto il paese come Ala'a Abd el Fattah, che nonostante sia stato da poco rilasciato e sia ancora sotto processo, ha ripreso la sua attività di contestazione nei confronti dei militari. 

Da tutto l'Egitto, così come da tutto il mondo, giungono immagini di fogli, muri, pezzi di carta, di giornale, schermi di telefonino, dove campeggia al scritta in arabo Ent5bo.el3r.

Ent5bo.el3r è ormai divenuta una vera e propria comunità nata su Facebook e che conta oltre 160mila iscritti raccolti in soli 3 giorni. 

La poca simpatia - per edulcorare i toni - nei confronti di al-Sisi deriva sicuramente dal suo rappresentare (prima di tutto in quanto militare) una sorta di ritorno al passato. Il paragone con Mubarak è sin troppo facile.

Nonostante l'esercito sia visto come garante dell'ordine nazionale e nonostante più volte le masse abbiano dimostrato di sostenerlo senza condizioni, la sua non sarà una campagna elettorale priva di contrapposizioni. Anzi. 

Tale riflessione rischia di trasformarsi in realtà fin da subito, nonostante l'entourage di al-Sisi abbia cercato di inserire fra le proprie fila uomini che durante l'epoca di Mubarak erano all'opposizione e che invece oggi hanno deciso di sostenere la sua candidatura, come rivela Mada Misr. Una mossa astuta, per tentare di fornire l'idea di una discontinuità, che però non convince tutti. 

Chi non è convinto tuttavia rischia di non avere alternative, considerando che il maggiore gruppo parlamentare post-Mubarak (quello dei Fratelli Musulmani) è dissolto e considerato come “gruppo terroristico”, che di Muhammad el Baradei non si ha praticamente più notizia nonostante il movimento Taharor abbia lanciato una campagna di raccolta firme per la sua candidatura, che Hamdeen Sabahi è l'unico candidato alternativo ad al-Sisi ma che al momento non sembra assolutamente avere le carte in regola per batterlo. 

Sabahi potrebbe raccogliere il voto di moltissime realtà minori, uno sforzo che rischia di essere inutile dinanzi allo strapotere dei militari, che peraltro fino ad ora sembrano poter godere del sostegno dei salafiti di al-Nour. Tanto più che, secondo al-Arabiya, Sabahi avrebbe persino espresso la chiara volontà di non cercare il voto degli islamisti. 

Correrà dunque da solo, portando avanti una linea politica indipendente, la stessa che gli permise di giungere ad un soffio dal ballottaggio con Morsi durante le ultime presidenziali. 

Osservando il passato ed il presente del paese, il suo futuro sembra già scritto. 

Certo resta, pesante, l'incognita sui Fratelli Musulmani, di milioni di persone che nel 2012 (appena due anni fa) hanno sostenuto Muhammad Morsi ed ancor prima (in ben quattro occasioni) il partito Giustizia e Libertà. 

Cosa faranno? Rimarranno a guardare, in silenzio, oppure agiranno? E se sì, in quale forma, con quali intenti, con quali mezzi?

I veri interrogativi sono questi, saranno le risposte a fare la differenza nel futuro dell'Egitto. 

 

01 Aprile 2014
di: 
Marco Di Donato
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