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Afghanistan. Karzai vieta i raid Nato: “Basta con le morti civili”

Non è la prima volta che il presidente afghano Hamid Karzai si scaglia contro i bombardamenti aerei della Nato nel suo paese, e i cosiddetti “effetti collaterali”, ovvero l'uccisione dei civili. Dopo l'ultima strage, però, si è deciso a rendere ufficiale la condanna. Con un apposito decreto.

 

 

di Anna Toro

 

“D'ora in poi, le forze di sicurezza afghane non potranno in nessun caso chiedere alle forze aeree internazionali di venire in loro aiuto, se le operazioni si svolgono vicino alle nostre case e ai nostri villaggi” ha tuonato Karzai sabato, durante un discorso all'Accademia militare nazionale di Kabul.

La decisione di emanare un decreto ufficiale in questo senso, arriva dopo l'ultimo raid aereo della Nato, che martedì scorso ha provocato la morte di una decina di civili, tra cui cinque bambini e quattro donne, nella provincia di Kunar, a nordest del paese.

Sebbene le autorità di Kunar abbiano fatto sapere che, durante il raid, sono stati uccisi anche due leader talebani (un cittadino pakistano di nome Rocketi e un comandante talebano di nome Shahpour), secondo Karzai questo “non può giustificare i bombardamenti indiscriminati e la morte di così tanti civili”.

Così, ha deciso infine di emanare un vero e proprio decreto, che per la prima volta vieterà alle forze di sicurezza afghane di fare affidamento sugli aerei Nato.

Una bella sfida, in un momento in cui l'esercito locale è chiamato ad assumere il controllo della sicurezza in modo sempre più completo, subentrando di fatto alle truppe internazionali.

 

L'ESERCITO AFGHANO A UN BIVIO

Proprio la settimana scorsa, il presidente Obama ha annunciato il ritiro di circa la metà dei 66 mila soldati americani in Afghanistan entro un anno: un ulteriore passo verso il ritiro di tutte le forze da combattimento straniere entro la fine del 2014.

Intanto, le truppe internazionali continuano la loro corsa contro il tempo per finire di addestrare, prima della fatidica data, i 350.000 soldati delle forze di sicurezza afghane. Che ora, dopo il decreto Karzai, dovranno fare a meno della flotta aerea.

Secondo quanto riferito dal generale Allen, ex comandante dell'Isaf, le forze aeree internazionali erano in grado di fornire supporto aereo alle truppe a terra ovunque in Afghanistan, ad appena 12 minuti dalla richiesta.

“In un paese come l'Afghanistan – ha commentato tra gli altri l'ex generale afghano Amrullah Aman – in cui non si dispone di artiglieria pesante e tanto meno di forze aeree per sostenere i soldati sul campo, come potremo sconfiggere un nemico che conosce bene la zona e si può nascondere ovunque?”

Eppure il presidente Karzai continua a ribadire che le forze afghane sono pronte, e che riusciranno a far fronte alle violenze che pure continuano a imperversare nel paese.

“Siamo felici che le forze straniere si stiano ritirando dal nostro paese” ha detto, sempre durante l'incontro all'accademia militare di Kabul.

“Certo siamo grati dell'aiuto e dell'assistenza che ci hanno fornito, e sono d'accordo su fatto che stiamo attraversando una fase difficile. Ma siamo noi i possessori di questo paese. E, per fortuna, mostreremo al mondo che siamo in grado di proteggerlo”.

In risposta alle parole di Karzai, il neo-comandante delle forze Nato, il generale Joseph Dunford, ha detto che la Nato rispetterà la sovranità afghana e che sosterrà le forze afgane in altri modi.

Ha riferito, inoltre, che sono iniziate le indagini sull' “incidente” di martedì e che i rappresentanti della coalizione incontreranno presto i capi dei villaggi e le famiglie di coloro che sono stati colpiti dai bombardamenti “per esprimere personalmente il proprio cordoglio”.

 

RAPPORTI IN BILICO

Gli attacchi aerei della Nato e le conseguenti vittime civili costituiscono da sempre un nodo delicatissimo nel rapporto tra il governo afghano e i suoi alleati internazionali, e hanno reso più complicati gli accordi bilaterali sulla sicurezza in vista del post ritiro.

Dall'inizio dell'invasione nel 2001, le forze aeree internazionali sono infatti diventate fondamentali nelle azioni di guerra della Nato, soprattutto in aree come Kunar e il Nuristan, coperte da fitte foreste e da terreni accidentati e impervi, che rendono le operazioni di terra molto difficili.

Inoltre, entrambe le province condividono un lungo confine in cui “la legge non esiste”, ricco di passaggi segreti che portano in territorio pakistano, considerato un rifugio sicuro per i talebani e i membri di al-Qaeda.

E se le operazioni di guerra in quei luoghi sono molto frequenti, le autorità afghane e l'Isaf, hanno spesso fornito resoconti molto diversi al riguardo, con i residenti locali che denunciano le frequenti uccisioni di civili, mentre le truppe straniere si difendono insistendo sul fatto di aver preso di mira gli insorti, come la guerra richiede loro.

Peccato che, per i soldati Usa, la demarcazione tra civile e talebano sia molto poco netta, visto che gli insorti non indossano una divisa e in genere fanno parte delle comunità (o costringono gli abitanti dei villaggi a ospitarli).

Ed ecco che, con questo pretesto, gli attacchi aerei e i raid notturni vanno spesso a colpire aree in cui sono presenti perlopiù uomini, donne e bambini innocenti.

Nel caso dell'attacco di martedì, fonti del governo riferiscono che l'ordine sarebbe partito da una richiesta da parte dell'agenzia di intelligence afghana, la Direzione nazionale della sicurezza (NDS).

“Se fosse vero, sarebbe deplorevole e vergognoso – ha commentato Karzai –  Come hanno potuto chiedere agli stranieri di inviare degli aerei e di bombardare le nostre case?”

Poi si è rivolto proprio al pubblico di militari di fronte a lui: “Il popolo non si è lamentato solo delle truppe straniere ma anche di quelle afghane” ha detto, per poi aggiungere:

“La gente non deve avere paura di voi. Semmai, quando vi vedono nelle loro terre e nei loro villaggi, si devono sentire più sicuri”.


LA GUERRA DELLE CIFRE E L'ARMA A DOPPIO TAGLIO

Nel giugno dello scorso anno, in seguito alla morte di 18 civili dopo un attacco aereo della Nato nella zona est del paese, il presidente Karzai aveva intimato alle forze Nato di non utilizzare mai più attacchi aerei sulle case dei civili, “nemmeno in caso di attacco”.

“Questi raid aerei – aveva detto – sono completamente, assolutamente vietati”.

Dichiarazione a cui l'allora comandante Isaf, il generale John Allen, aveva fatto seguito con una direttiva, in realtà molto vaga, che ne limitava l'uso contro gli insorti “nei pressi – appunto – delle abitazioni dei civili”.

In realtà, i raid sono continuati, sebbene con minore frequenza. L'Isaf ha assicurato di aver ridotto le vittime civili, e che i ribelli talebani sarebbero ora responsabili per l'84% di tutte le morti e i feriti della guerra afghana.

Secondo i dati dell'Unama, è soprattutto dal 2008 al 2011 che le morti civili sono aumentate fortemente ogni anno, per poi effettivamente calare nella prima metà del 2012.

Lo stesso rapporto ha puntato il dito in particolar modo sugli Stati Uniti, i quali avrebbero ucciso centinaia di bambini nel corso degli ultimi quattro anni (sempre attraverso i bombardamenti aerei).

Tra il 2010 e il 2011, si legge ancora, il numero delle piccole vittime sarebbe addirittura raddoppiato a causa della “mancanza di misure precauzionali e dell'uso indiscriminato della forza”.

Dati che l'Isaf ha sempre rivendicato come “categoricamente infondati e falsi”.

Ancora, l'Unama ha detto che, solo nel primo semestre del 2012, sono stati uccisi 83 civili e feriti 46 in attacchi aerei da parte delle forze internazionali. Di questi, i due terzi sono erano donne e bambini.

Una cifra che comunque mostra un calo del 23 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno prima, registrato come l'anno più letale per i civili da quando questa guerra è cominciata.

“Questi raid aerei sono diventati un'arma a doppio taglio – ha commentato l'analista della Bbc Caroline Wyatt – e il numero dei morti civili, bambini compresi, ha portato molti abitanti dei villaggi a diventare sostenitori dei talebani”.

 

VITTIME SENZA GIUSTIZIA

E dire che, nel dicembre del 2011, erano state rilasciate anche delle linee guida per la protezione dei civili durante le operazioni di guerra.

Come l'obbligo di rilascio, da parte dei soldati, di tutte le informazioni di contatto che permettano ai cittadini afghani di rintracciare i loro parenti arrestati durante le incursioni.

O le famose ricevute per i beni danneggiati o confiscati, che quasi nessuno ha mai visto. O ancora, l'obbligo per le truppe di bussare prima di entrare in una casa, e di trattare i Corani con rispetto.

Secondo le testimonianze di coloro che sono assistito alle incursioni, queste regole vengono continuamente ignorate.

Inoltre, non vi è nessuna procedura ufficiale con cui gli afghani possono denunciare le vittime civili, e tanto meno chiedere un indennizzo o un eventuale risarcimento per i danni subiti.

Le poche procedure che ci sono, rasentano il ridicolo: ad esempio, si richiede agli abitanti dei villaggi, spesso analfabeti, di decifrare il nome dell'unità che ha fatto l'incursione nella loro casa.

Per la denuncia, devono quindi recarsi nella base principale, spesso lontana centinaia di chilometri, attraverso strade piene di pericoli.

Per poi, alla fine, non ricevere quasi mai nessuna risposta.

 

18 febbraio 2013

 

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