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F-35. Salva la Lockheed, che decolla in borsa

L'F-35 viene sviluppato all’interno di un progetto internazionale guidato dalla statunitense Lockheed Martin al quale partecipano Gran Bretagna, Italia, Olanda, Australia, Canada, Norvegia, Danimarca, Turchia, Israele e Giappone. Il progetto prevede la realizzazione di 2.443 esemplari per un costo di circa 396 miliardi di dollari.

 

di Andrea Camboni 

 

Per un dollaro in più

 

La domanda che ingenuamente ci siamo posti finora riguardava l’utilità e l’opportunità per l’Italia di acquistare gli F-35 Joint Strike Fighter della Lockheed Martin. Irrilevante chiedersi in quale settore poter investire i miliardi risparmiati.

La domanda che dovremmo porci adesso, per comprendere pienamente lo spreco di denaro pubblico stimato in circa 40 miliardi per tutta la vita del progetto, è quanto sia importante per la tenuta finanziaria della Lockheed Martin la contrattualizzazione dei caccia multiruolo F-35.

Il gigante statunitense degli armamenti si trova attualmente in una situazione economicamente delicata. 

Da una parte si temono fortemente i tagli automatici al bilancio federale Usa, che entreranno in vigore dal primo marzo nel caso non si raggiungesse un accordo entro la fine di febbraio. Una “sequestration” che per il settore Difesa significa 55 miliardi di dollari in meno. 

Dall’altra, la Lockheed Martin può contare sull'impegno della Difesa Usa nella realizzazione del cacciabombardiere, il cui programma prevede costi di sviluppo stimati in 395,7 miliardi di dollari.

A dicembre 2012, infatti, la Lockheed ha siglato un accordo con il Pentagono relativo al quinto lotto degli aerei, con la previsione di contrattualizzare altri due lotti entro giugno 2013.

L’azienda del Maryland, in virtù di questi contratti, ha previsto di consegnare 36 esemplari di F-35 nel corso del 2013 oppure, in alternativa, di incrementarne la vendita del 20% rispetto al 2012.

Profitti che nel 2013 farebbero schizzare le quotazioni dell’azienda al valore record di 9,10 dollari ad azione. Quotazione che, nell’anno in corso, senza le commesse per gli F-35 scenderebbe - secondo gli analisti finanziari - intorno ad una media di 8,28 dollari per azione.

 

Italiani, popolo di aviatori

 

Per il momento, l’Italia ha ordinato, senza tuttavia procedere alla contrattualizzazione, sei F-35.

Complessivamente ha in programma di acquistare 60 esemplari del modello “A” a decollo e atterraggio convenzionale, per un costo di 14,8 miliardi di euro; e 30 esemplari del modello “B” a decollo corto e atterraggio verticale.

La partecipazione italiana al progetto prende il via il 23 dicembre 1998, sotto il governo di centro-sinistra presieduto da Massimo D’Alema, con la firma di una dichiarazione d'intenti volta ad avviare una fase preliminare e di studio per la costruzione di un velivolo unico per diverse specialità.

Successivamente, nell’ottobre del 2001, a seguito della scelta della Lockheed Martin come azienda attuatrice del programma, il progetto entra nella sua fase attuativa sotto il governo Berlusconi.

Nel 2007, il sottosegretario alla Difesa Giovanni Lorenzo Forcieri (Pd), firma il programma di pre-industrializzazione che segna l’avvio della fase di produzione degli F-35.

Finora l'Italia ha investito 2,5 miliardi dollari nel programma, con un ritorno di 807 milioni di dollari.

l'Italia assemblerà nell'impianto Alenia-Aermacchi di Cameri i suoi 90 esemplari, oltre agli 85 velivoli prenotati dall'Olanda, mentre è già in corso il montaggio delle ali degli F-35 destinati agli Usa.

A luglio 2013, nei cantieri di Cameri, si darà il via all’assemblaggio del primo esemplare italiano, la cui consegna è prevista nel 2015 finché, una volta a regime, l’Alenia-Aermacchi garantirà la produzione di due cacciabombardieri al mese.

Eppure l’Italia non ha ancora firmato nessun tipo di contratto relativo all’acquisto di F-35

Toccherà al prossimo Parlamento pronunciarsi sulla questione, con un parere vincolante previsto dalle norme approvate con la riforma dei sistemi d'arma.

 

11 febbraio 2013 

 

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