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Iraq. E’ tempo di investimenti, ma in armi

La spesa del governo iracheno per ricostruire l’arsenale militare del paese è destinata ad aumentare. E mentre gli Stati Uniti rallentano le loro forniture, Baghdad si rivolge a nuovi interlocutori: Russia e Repubblica Ceca, per esempio. Con un occhio ad un Kurdistan sempre più incandescente.

 

 

 

di Giovanni Andriolo

 

Baghdad, seccata dalle lente consegne di armi statunitensi, potrebbe presto rivolgersi ad altri fornitori per velocizzare la ricostruzione delle sue forze militari. Lo sostiene in un recente rapporto l'Oxford Analytica, agenzia specializzata in analisi strategiche degli eventi internazionali.

L’Iraq, tuttavia, non potrà sbizzarrirsi in acquisti pazzi per la difesa finché non avrà soddisfatto necessità di spesa più pressanti e finché il suo governo non avrà ottenuto maggiore libertà di investimento.

Secondo il rapporto infatti, il paese tra i due fiumi diventerà uno dei maggiori acquirenti nel settore della difesa a livello mondiale solo dopo il 2020.

Nel frattempo però, sembra che il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki stia negoziando l’acquisto di materiale bellico per un valore totale di 5,2 miliardi di dollari con Russia e Repubblica Ceca.

Negoziati che segnano un'inversione di tendenza, visto che il mercato iracheno delle armi è dominato dagli americani fin dal 2005, che possono comunque ancora vantare contratti per un valore totale di 19 miliardi di dollari, tra elicotteri da combattimento, carri armati, veicoli blindati e 36 caccia Lockheed Martin F-16.

Secondo gli accordi, gli Usa avrebbero dovuto inviare una prima fornitura di 18 caccia a marzo 2011, ma la consegna è slittata al 2013. 

Troppo tardi per il governo di Baghdad, già pronto ad esplorare nuovi mercati, sebbene - secondo la United Press International - non abbia ancora apposto la firma definitiva sui contratti con Repubblica Ceca e Russia. 

Motivo per cui alcuni analisti stanno insinuando il dubbio che Maliki voglia solo mettere alle strette Washington per velocizzare la consegna dei materiali già ordinati. Mentre altri invece sottolineano la volontà del premier di diversificare i propri acquisti militari per non dipendere eccessivamente dagli Stati Uniti e raggiungere “l’indipendenza strategica” tra il 2016 e il 2020, rendendosi così autonomo nella difesa dei propri confini internazionali. 

Una previsione troppo ottimistica a detta degli esperti, che invece si dicono convinti che la potenza militare irachena resterà 'inoffensiva' almeno fino al 2025.
 

 

14 gennaio 2013 

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