• ISSN: 2240-323X
  • Icona Facebook
  • Icona Twitter
  • Icona Youtube
  • Icona RSS Feed

Tu sei qui

Privatizzare la guerra? Che bell'affare...

Dog of war, soldati di ventura, avventurieri o mercenari: così erano comunemente definiti gli uomini assoldati per uccidere e combattere in cambio di somme di denaro dai signori della guerra, dittatori o gruppi sovversivi senza scrupoli. Di mercenarismo si parlerà con attivisti di tutto il mondo a Roma, il 19 e il 20 marzo, giorno dell'inizio dell'invasione anglo-americana dell'Iraq. 

 

 

 

di MariaSole Continiello*

 

Se il mercenarismo risale a prima del Medioevo, oggi il fenomeno ha lasciato il posto a una nuova forma più sofisticata e globalizzata: le compagnie private e militari di sicurezza (PMSCs).

Al posto della classica tipologia di uomo disposto a tutto per denaro oggi vi sono i ‘contractor’, professionisti specializzati nella guerra al soldo di multinazionali che si occupano di sicurezza, strategia militare e tecniche di difesa.

Comunemente identificato come ‘privatizzazione della guerra’ o ‘esternalizzazione della difesa’, il mercenarismo di oggi riguarda non solo l’utilizzo di personale civile in conflitti armati internazionali, ma anche la privatizzazione di sicurezza nazionale.

In molti Stati vengono delegate alle PMSCs anche le operazioni piu delicate inerenti allo Stato, come l’intelligence o la gestione delle carceri, la protezione dei diplomatici, degli impianti produttivi o di altri siti di interesse logistico e strategico.

Fattori determinanti per l’emersione di tali soggetti sono stati la fine della Guerra Fredda, il disgregarsi del sistema bipolare e la nascita di un modello unilaterale di gestione delle crisi che hanno determinato un cambio paradigmatico nell’assetto delle relazioni internazionali e nazionali, promuovendo una visione influenzata dal capitalismo neo-liberale nella gestione della difesa nazionale e dei conflitti armati.

Ma a cambiare non sono solo le relazioni tra Stati: è mutato anche il modo di ‘fare la guerra’.

Cambiamento che si è manifestato anche con l’aumento dei conflitti intra-statali e asimmetrici, così come per via dell’utilizzo di strumenti militari automatizzati che non necessitano della presenza di un esercito sul terreno di guerra, partendo dai droni (UVA).

Tuttavia l’emersione di nuovi attori terzi non statuali - gruppi terroristici, milizie e Compagnie Militari e di Sicurezza Private (PMSCs) - che si sovrappongono agli attori classici è uno dei fenomeni che sta acquisendo sempre più rilevanza.

L’attuale aumento di interesse per le PMSCs è dovuto sia al crescente numero di contractor di cui gli Stati si servono sia nei conflitti esterni che internamente, sia per l’attenzione mediatica sollevata dalle gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario che queste compagnie hanno commesso in Iraq, Afghanistan e Colombia.

La privatizzazione della guerra e della sicurezza nazionale - il ricorso, cioè, all’utilizzo di personale non appartenente alle forze armate statali, appositamente ingaggiato per far fronte a situazioni di conflitto o di difesa nazionale - trova la sua base ideologica nella dottrina liberista dello Stato.

Negli ultimi dieci anni il trend di privatizzazione delle operazioni militari e di sicurezza in territori conflittuali o post-conflittuali è cresciuto a tal punto da essere considerato un elemento di minaccia della sovranità statale. 

Inoltre la crescente fiducia nelle privatizzazione della sicurezza da parte degli Stati, e pure delle organizzazioni internazionali e Ong, compromette l’abilità degli Stati stessi di salvaguardare i diritti umani fondamentali e l’ordine democratico, specialmente nel caso di Stati post-conflittuali o in transizione.

Contemporaneamente, è interdetta ai cittadini la possibilità di sottoporre ad accertamenti e investigazioni pubbliche le attività nazionali militari e di sicurezza.

Senza trasparenza e senza una regolamentazione delle PMSCs, la società assisteranno all’erosione dell’ordine giuridico costituito e delle istituzioni democratiche.

L’insorgere di nuovi attori ha richiesto e richiede un particolare sforzo da parte della comunità internazionale e dei singoli Stati per la loro regolamentazione. Le norme di diritto internazionale sia convenzionali che consuetudinarie sono desuete e mal si adeguano alla gestione e alla disciplina delle PMSC.

Questa carenza normativa è sicuramente imputabile all’impossibilità per il diritto internazionale classico di regolare soggetti non statuali; tuttavia, ciò si accompagna alla volontà degli Stati di mantenere le compagnie private e militari di sicurezza estranee ai meccanismi di controllo e accountability previsti dal diritto internazionale, così da poter utilizzare tali soggetti come esecutori occulti di operazioni che altrimenti ricadrebbero sotto la loro responsabilità.

In seno alle Nazioni Unite dal 1989 è stata stipulata la Convenzione internazionale contro il reclutamento, l’utilizzazione, il finanziamento e l’istruzione di mercenari. Nel 2005 il Consiglio per i diritti umani ha istituito un Working group on the use of mercenaries (WGM), il cui mandato è stato esteso al monitoraggio delle PMSCs e all'elaborazione di una bozza di convenzione internazionale e/o delle linee guida dirette a regolare tali compagnie e a impedire che vengano commesse violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

Pur evidenziando che le PMSCs devono essere nettamente distinte dal mercenarismo, poiché le PMSCs sono compagnie multinazionali e transnazionali a carattere privatistico che agiscono in tutto e per tutto come industrie, le si deve comunque considerare come un'evoluzione del fenomeno e pertanto dovrebbero essere regolate e monitorate con lo stesso rigore.

In tale ottica, il WGM nel 2010 ha elaborato un “Draft on possible convention on private military and security companies", che è stata discussa a Ginevra quest’estate.

Negli anni sono stati elaborati anche strumenti di soft law e autoregolamentazione, come il Montreux Document e l’International Code of Conduct. Il primo, adottato nel 2008, è volto a disciplinare, pur se in modo non vincolante, la condotta delle PMSCs, stabilendo le buone pratiche per gli Stati in merito alle attività delle società di sicurezza e alle società militari private durante i conflitti armati.

Si tratta del primo documento internazionale che definisce le norme internazionali applicabili alle attività delle PMSC quando queste ultime sono presenti sulla scena di un conflitto armato.

Inoltre, il Montreux Document prevede alcuni strumenti per verificare le licenze, ma anche dei meccanismi di controllo e monitoraggio delle attività svolte, così come l’identificazione della giurisdizione competente in caso di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse dai contractor, stabilendo alcuni strumenti di accountability e di riparazione nel caso vengano poste in essere violazioni.

A tale strumento si è affiancato negli ultimi anni l’elabrazione di codici di auto-regolamentazione che le stesse PMSCs hanno predisposto. E' il caso dell’International code of conduct (ICoC) che, ripercorrendo quanto descritto nel Montreux Document, si pone come obiettivo di assicurare l’auto controllo da parte delle PMSCs delle proprie condotte.

L’ultima conferenza svoltasi a Montreux dal 22 al 28 febbraio 2013 ha maggiormente rafforzato questo strumento, mediante la creazione di un'associazione delle PMSCs che, adottando l’ICoC come codice, si prefigge lo scopo di far rispettare le norme ivi stabilite. Di questa associazione sono membri anche alcuni Stati e organizzazioni non governative.

In sostanza, le PMSCs e gli Stati hanno provato a regolare mediante strumenti non vincolanti il fenomeno, in modo che essi divenissero sostitutivi di una convenzione vincolante elaborata in seno alle Nazioni Unite.

A tale prospettiva si sono opposte con forza le organizzazioni internazionali e un folto numero di Stati preoccupati che la non vincolatività di accordi o convenzioni intra-settoriali possa permettere alle PMSCs di continuare ad agire in un vacuum giuridico.

Negli ultimi dieci anni, specialmente dopo le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse dalle PMSCs in Iraq (sia durante l’occupazione sia a seguito della fine della stessa), le attività delle PMSCs sono state poste sotto la luce dei riflettori tanto dall’opinione pubblica e dalla società civile, quanto dagli studiosi di diritto.

Fatti come quelli di Nisour square o i crimini commessi al carcere di Abu Graib e altri hanno mostrato i limiti e l’inefficacia degli attuali meccanismi, a livello sia nazionale che internazionale, per l’incriminazione e la punizione delle PMSCs per le violazioni dei diritti umani e gli abusi da loro perpetuati.

Ciò ha implicato, ed implica, il bisogno di uniformare le diverse legislazioni nazionali e di elaborare meccanismi comuni per prevenire e sanzionare le PMSCs nel caso di abusi.

A tal fine da due anni si batte l'International coalition for the control of PMSC, di cui fa parte Un ponte per.... 

Questa coalizione, formata grazie all’impulso di Nova Act, ha come finalità quella di sensibilizzare l’opinione pubblica e di promuovere a livello internazionale e nazionale la regolamentazione delle compagnie private e militari di sicurezza.

Tale scopo è perseguito con diversi mezzi: l’elaborazione di report, ricerche e studi (come quello elaborato dalla prof. Leticia Armendàriz “The Privatization of Warfare, Violence and Private Military & Security Companies: A factual and legal approach to human rights abuses by PMSC in Iraq”), così come l’organizzazione di conferenze seminari e presentazioni sul tema indirizzate alla società civile e all’ambiente accademico, passando infine per il dialogo con le forze politiche nazionali, internazionali e sovranzionali.

La coalizione, composta da numerose organizzazioni non governative internazionali, si è fatta promotrice di tale campagna all’interno delle sedi onusiane dove è intervenuta presentando le proprie ricerche e dichiarazioni di intenti.

Alla conferenza del 13 agosto la nostra delegazione ha sostenuto la necessaria approvazione da parte dei governi nazionali della Draft Convention on PMSCs, in quanto si ritiene che solo mediante l’elaborazione di una convenzione internazionale vincolante verranno tutelati i diritti umani, sarà rispettato il diritto internazionale umanitario e salvaguardata la sovranità statale, i valori democratici e la buona governance internazionale.

Il sostegno della società civile resta uno dei problemi principali.

La disinformazione riguardo queste industrie della guerra e l’offuscamento del ruolo che ricoprono le PMSCs, non solo nei conflitti armati ma anche nella vita quotidiana di ognuno di noi, ha portato la società a non avere una netta percezione delle conseguenze che il fenomeno sta avendo in termini di perdita della sovranità statale, di abusi del diritto e di perdita della democrazia.

Per questo Un ponte per... si è fatta promotrice di questa campagna sul territorio italiano, evidenziando come la mancanza di una normativa statale sulle PMSCs abbia permesso il fiorire di corsi di formazione per contractor che sono illegali nel nostro paese, e ancor più di prevedere nella legge 130 del 2011 l’utilizzo di tali compagnie per la protezione delle imbarcazioni mercantili private.

Il legislatore italiano sprezzante degli articoli 288, 244, 270bis e quinquies c.p che vietano le attività paramilitari nel nostro paese, ha disciplinato non solo la possibilità di utilizzo di tali guardie armate, ma anche un apposito esame statale per l’autorizzazione a operare come Security Shipper Officer.

Al fine di informare e approfondire il tema della regolamentazione delle PMSC e della prevenzione degli abusi dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, sia a livello nazionale che internazionale, Un ponte per... ha organizzato una due giorni di incontri proprio sulla ‘privatizzazione della guerra’.

Questi incontri che si svolgeranno il 19 e 20 marzo 2013, nella data del decennale dell’inizio dei bombardamenti in Iraq del 2003, vedranno la partecipazione degli attivisti dell'International coalition for control of PMSC.

 

12 marzo 2013

 

Questa carenza normativa