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#ToMidEast. Torino caput Middle East

Abbiamo parlato con la prof.ssa Rosita Di Peri, afferente al Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e responsabile della Summer School ToMidEast, ed abbiamo scoperto che a Torino il Medio Oriente è molto più vicino di quanto non si pensi.

 

 

Perché Torino come luogo per una Summer School sul Medio Oriente?

Perché da tempo, in università, abbiamo avviato percorsi di studio che riguardano questa specifica regione che stiamo provando a meglio comprendere dal punto di vista politico, sociale, economico. La Summer School si incatena perfettamente nel percorso “Global Studies” del corso di studi di Scienze Internazionali esprimendo una naturale vocazione universitaria verso l’internazionalizzazione degli studi. A livello di ateneo possiamo infatti già contare su corsi di diritto islamico, sociologia dell’Islam, nonché lingua araba.

La lingua appunto, la Summer School si svolgerà tutta in inglese.

E’ fondamentale per noi poter offrire lezioni di alto livello invitando professori e docenti di chiara fama provenienti da tutto il mondo, così come è indispensabile allargare la nostra offerta formativa non solo al territorio italiano ma anche a quello europeo. Ma non è solo la lingua inglese a rendere così caratterizzante la nostra Summer School, quanto piuttosto il suo approccio primariamente politologico. Al fianco di case studies specifici, di lezioni su singoli argomenti di interesse, noi intendiamo offrire anche gli strumenti metodologici per comprendere questa regione.

L’idea di fondo è che non abbiamo capito ancora molto di ciò che sta accadendo dall’altra parte del Mediterraneo…

Se non guardiamo al passato di queste realtà, se non comprendiamo con quali approcci avvicinarci, se ci affidiamo esclusivamente alla produzione mediatica mainstream che ci costringe ad una visione massimalista ed aggregante (in senso negativo), non riusciremo mai a garantire un’analisi profonda  ed approfondita di ciò che vogliamo osservare. Attraverso la visione di alcuni eminenti studiosi, vorremmo garantire al professionista così come allo studente, gli strumenti per orientarsi anche una volta che la loro esperienza con noi si è conclusa. In altre parole, desideriamo affiancare al lavoro seminariale delle lezioni di metodologia per poter certamente capire cosa accade oggi ed in più analizzarne i perché volgendo lo sguardo al passato.

E’ in tal senso si inserisce un momento di riflessione come quello del prof. Peter Seeberg sulle politiche dell’Unione Europea?

Esattamente. Il prof. Seeberg illustrerà la natura delle politiche europee in una prospettiva storica senza ovviamente ignorare l’attualità. E così farà anche il prof. Cavatorta occupandosi di Tunisia, Egitto e Libia. Del resto ci sembra fondamentale comprendere in che modi, con quali strumenti e soprattutto con quale logica l’Unione Europea abbia agito nei confronti della sponda sud del  Mediterraneo ed in particolare dei paesi dell’area del Maghreb. Possiamo rintracciare scorie di  un passato coloniale che tardano ad essere smaltite? Dobbiamo riconsiderare sotto una nuova luce i processi di integrazione europea dal ’95 ad oggi? Si può parlare di imprinting neo-coloniale? La storia non può essere ignorata.

Colpisce notare la presenza di un tema particolarmente complesso come quello delle migrazioni.

Si tratta di una sfida che nella regione mediterranea è impossibile non tenere nella giusta considerazione. Eppure abbiamo deciso di non trattare la questione dei profughi siriani che pure rappresenta una sfida migratoria di livello internazionale e che coinvolge paesi come Turchia, Giordania, Libano, Egitto. Piuttosto si è scelto di fornire una prospettiva che riguardasse i cosiddetti migranti economici prendendo in analisi lo specifico caso libanese raccontato da una voce dall’interno come quella di Tamirace Fakhoury della Lebanese American University. Ci sembrava importante che a raccontare la condizione dei migranti in Libano fosse una donna, libanese, che può conoscere meglio di chiunque altri la questione.

La scuola si svolgerà alla fine di Giugno, appena dopo le elezioni egiziane e nel pieno di un processo di transizione ancora in corso…

Una parte dei seminari sarà influenzata dagli eventi in corso l’attualità avrà certamente il suo spazio. Tuttavia, come già ricordavo, il passo fondamentale per la comprensione dell’attualità è lo sguardo al passato. Le faccio un esempio. Come possiamo trattare di Egitto, Libia e Tunisia come fossero scenari completamente coincidenti quando invece ognuno di essi presenta caratteristiche uniche ed irripetibili? Come capire le traiettorie dell’Islam politico senza una preparazione di base che ne presenti l’evoluzione? Semplicemente, non è possibile.

Per maggiori informazioni sulla  Summer School TOMidEast "Understanding the Middle East. Political Change and Continuity" è possibile cliccare qui

 

24 Aprile 2014
di: 
Redazione