• ISSN: 2240-323X
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Il mondo di Aisha. Racconti al femminile dallo Yemen

Nascoste dal niqab, le donne yemenite raramente trovano il modo di far ascoltare la propria voce. Ancor più raro è riuscire a farlo senza finire nella gabbia dello stereotipo della sottomissione passiva. I racconti di una reporter diventano fumetti per entrare, con delicatezza, nell'universo femminile dello Yemen.

 

 

Il bello del fumetto, anzi della graphic novel, è la libertà che consente. Tanto da permettere di entrare anche in un universo separato, com'è l'universo femminile dello Yemen. I disegni di Ugo Bertotti raccolti in Il Mondo di Aisha (Coconino press-Fandango, 144 pagine, 17,50 euro) lo fanno con delicatezza e tatto, seguendo le tracce dei racconti di viaggio e dei conseguenti incontri di Agnes Montanari.

Tratti essenziali, molti fondi bianchi nelle vignette, per concentrarsi su quello che serve, i dettagli, l'inquadratura stretta, o le parole, non meno importanti del disegno. Ma anche paesaggi, con ombre profonde, causate dal sole intenso dello Yemen che possiamo intuire avvolgere tutti i personaggi, come le case dei villaggi arroccati e le greggi al pascolo. 

Sono storie dure, quelle del Mondo di Aisha, perché nello Yemen, come in tanti altri paesi non solo nel Sud del mondo, la vita delle donne è dura, durissima.

C'è Sabiha, sposa adolescente, che a diciotto anni ha già tre figli. Il marito le spara perché una volta “di troppo” si è affacciata alla finestra di casa, in un villaggio minuscolo, senza niqab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi.

Sabiha viene salvata in extremis da sua madre e portata nella cittadina di Khamir, in un ospedale di Medici Senza Frontiere. Lì la sua storia viene raccolta da Agnes Montanari, la fotoreporter che entra nel racconto a fumetti con le foto scattate in quell'ospedale, dov'è arrivata due giorni dopo Sabiha. 

Le foto di Montanari intervallano i disegni, senza invadenza, quando serve a dare un volto concreto ai personaggi, a farli uscire dalla storia tratteggiata per farli entrare in quella reale.

A dimostrare che i racconti, intensi, sono veri, anche se trattati con la libertà del fumetto, che permette di vedere anche quello che è invisibile per definizione, dentro le mura domestiche.

C'è Hammeda, quasi un archetipo femminile di generosità e lavoro, di coraggio e tenacia. E la sua è una vita di soddisfazioni incosuete per una donna yemenita, come un ristorante avviato e un hotel, che la rendono famosa in tutto il mondo. Di suo marito – sposato quando lei aveva tredici anni e lui 40 – Hammeda dice: “E' il padre dei miei figli, gliene ho dati dieci. E' morto venti anni fa. Su di lui non c'è molto altro da aggiungere”.

E i suoi figli, cinque femmine e cinque maschi, lavorano con lei, che si prepara, da matrona, a lasciare tutto nelle mani della figlia più sveglia e intraprendente, Arwa. Una nuova generazione di donne coraggiose.

L'Aisha del titolo è la protagonista della terza storia: giovane informatica che cerca di dribblare con intelligenza i vincoli di una tradizione allo stesso tempo amata e sofferta, mentre si fa strada, come i giovani di qualsiasi parte del mondo, tra i batticuori e le difficoltà di trovare un lavoro.

E' lei una delle chiavi che aprono per Agnes Montanari il mondo sconosciuto delle donne yemenite.

Scrive la fotoreporter nella nota che chiude il volume: “Quello che mi ha particolarmente colpito di queste donne è la capacità che hanno di analizzare in maniera critica la propria vita e di desiderare che essa non si ripeta identica per le figlie, di fare per loro scelte diverse. La nuova generazione si trova spesso tra due mondi e io sono stata più colpita dalle similitudini che ci uniscono piuttosto che dalle differenze che ci separano, più formali che reali".

"Alla fine del mio soggiorno, il velo per me non esisteva più. Benché coprisse sempre il loro viso, era diventato trasparente. Io sapevo che dietro di esso si celava una donna fatta di carne, di intelligenza e di emozioni”.

Dall'incontro tra questi pensieri e il tratto di Ugo Bertotti nasce una serie di tre racconti, dolci, sfumati e intensi. Si possono leggere come un documento sociale, una specie di rapporto sulla condizione delle donne yemenite.

Oppure si possono guardare come un film, un Caramel di carta e inchiostri, sorrisi, botte, solidarietà e paura, speranza e caparbia ostinazione.

Si possono, ancora, leggere come una unica storia, una storia collettiva, in cui, per echi, rimandi e contrasti, i personaggi si parlano e in coro descrivono un'aspirazione semplice: un posto, non troppo scomodo, nel mondo. E un po' di felicità.

 

 

08 Febbraio 2014
di: 
Enzo Mangini
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