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L'energia irachena che fa gola alla Cina

Le potenzialità di crescita dell'Iraq non possono lasciare indifferente il più importante dei giganti asiatici, la Cina. Che si prepara a competere su più fronti.   

 
 
 
 
di Giovanni Andriolo
 
 
Il prossimo obiettivo commerciale della potenza cinese potrebbe essere proprio l’Iraq. Il settore, come prevedibile, quello energetico. E' quanto si legge in un recente articolo pubblicato dal South China Morning Post.
 
Tuttavia le imprese del colosso asiatico potrebbero essere interessate a un 'prodotto' diverso dall’inflazionato petrolio: l’energia elettrica. 
 
Secondo il quotidiano con base a Hong Kong, le compagnie di edilizia infrastrutturale sembrano avere buone possibilità di vincere le prossime gare di appalto in programma in Iraq per la realizzazione di impianti elettrici alimentati a gas naturale.
 
In base alle ultime stime, nell'arco dei prossimi cinque – dieci anni l’Iraq costruirà impianti per una produzione che dovrebbe oscillare tra i 4 e gli 8 gigawatts. Solo lo scorso anno, il paese ha raggiunto una capacità produttiva pari a 20 GW.
 
Ciononostante, - sottolinea l’articolo - le imprese cinesi dovranno lavorare sodo per recuperare il distacco che le separa dai competitor occidentali, già ben 'posizionati'. 
 
Partendo dal colosso statunitense General Electric, entrato nel mercato iracheno della fornitura di energia circa un decennio fa, e attualmente leader del settore.
 
Ad oggi, gli impianti di produzione di elettricità sono per lo più alimentati da petrolio e diesel, con la conseguenza che l’intera infrastruttura produttiva nazionale necessita di un notevole aggiornamento: gli scarsi investimenti degli anni passati e i danni causati prima dalle sanzioni internazionali degli anni ’90, e poi dall’invasione a guida statunitense, rendono l’approvvigionamento elettrico del paese alquanto altalenante
 
Rispetto al petrolio, il gas naturale presenta dei vantaggi notevoli per l’alimentazione degli impianti: è di gran lunga il carburante più economico (se si eccettua il nucleare), ma anche il più pulito, efficiente, e che necessita di minori manutenzioni.
 
Un rapporto pubblicato lo scorso ottobre dall’Agenzia atomica internazionale afferma che l’Iraq dovrà investire, da oggi al 2020, una media di cinque miliardi di dollari all’anno per la costruzione di nuovi impianti se vorrà recuperare i ritardi accumulati negli ultimi anni e soddisfare la crescente domanda interna.
 
Sebbene il 75% degli investimenti sarà destinato a strutture alimentate a petrolio, gran parte di queste sarà comunque convertita, e funzionerà a gas. 
 
Sempre guardando ai numeri, la percentuale di gas è destinata a scendere nel 2015 dal 33% del 2010 al 25%, per poi risalire al 60% entro il 2020 e all’85% nel 2025.
 
Qualora queste proiezioni si avverassero, il mercato iracheno della produzione di energia elettrica a gas naturale potrebbe rivelarsi alquanto redditizio.
 
 
 
22 maggio 2013
 
 
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