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Opec: un bilancio a doppio binario

Mentre il bilancio 2012 dell’Opec dimostra una crescita, nel complesso, da gigante asiatico, gli sconvolgimenti geopolitici del 2012 hanno approfondito il solco tra i diversi membri, alcuni in costante sviluppo, altri in caduta libera. 

 

Nel 2012, i profitti dell’esportazione di petrolio da parte dei paesi dell’Opec sono cresciuti, nel complesso, dell’8,5%. Il dato emerge del rapporto annuale dell’Organizzazione presentato a fine giugno. I dodici membri hanno prodotto lo scorso anno una media di 31,13 milioni di barili di petrolio al giorno, in crescita rispetto ai 29,78 milioni del 2011.

Di segno positivo anche il tasso di crescita medio del PIL dei paesi Opec, che negli ultimi 12 mesi è raddoppiato rispetto all’anno precedente (+2,1%), arrivando al 5,3%.

Tuttavia, la performance produttiva e commerciale dei vari membri dell'organizzazione ha seguito andamenti diversi. Partendo dai paesi arabi, che in questi anni hanno beneficiato di una crescita costante, con l’Arabia Saudita che ha visto un aumento della propria produzione di petrolio pari al 17,3% tra il 2009 e il 2012, mentre nello stesso periodo Kuwait ed Emirati Arabi Uniti producevano rispettivamente il 19% e il 14% in più.

In alcuni casi, la crescita è invece il risultato di importanti eventi politici, come in Libia: dopo un 2011 in cui la produzione si è quasi totalmente arrestata a seguito dell’intervento della Nato per rovesciare il governo di Muammar Gheddafi, nel 2012 il paese norafricano ha aumentato dell’80% la propria produzione rispetto all’anno precedente. In questo caso, però, si tratta di ristabilizzazione dei flussi, piuttosto che di crescita.  

O l’Iraq, che tra il 2009 e il 2012 ha aumentato la propria produzione del 18,7%: risultato, questo, del progressivo disimpegno dell’esercito statunitense e di una politica di sviluppo del settore petrolifero perseguita dal governo di Nouri al Maliki.

Tuttavia, non per tutti i paesi dell’Opec il 2012 è stato un anno da ricordare.

Tra questi spicca l’Iran, che ha chiuso con un -1,2% nella variazione del PIL, soprattutto a seguito dell'imposizione di sanzioni da parte dell’asse Usa-UE che hanno profondamente danneggiato l’economia del paese. Così come i membri africani dell’Opec sono stati 'colpiti' dal recente sviluppo, da parte degli Stati Uniti, della tecnica di estrazione di petrolio da rocce scistose.

Secondo diversi analisti, l’aumento della produzione da parte del cosiddetto "Texas saudita" starebbe influenzando, in negativo, le esportazioni di Algeria e Nigeria, un tempo grandi fornitori degli Stati Uniti. In base alle stime dell'Energy Information Administration, tra aprile del 2012 e lo stesso mese del 2013, le esportazioni nigeriane sarebbero calate del 16%, mentre quelle algerine del 38 per cento. 

Dati che dimostrano come nel 2012 la crescita dell’Opec abbia seguito due binari paralleli, con senso di marcia opposto.

E sebbene il bilancio complessivo risulti positivo, la frattura nella performance produttiva e commerciale tra i vari membri non sembra poter favorire un clima di riavvicinamento, a livello politico, di posizioni diventate all’interno dell’Organizzazione pericolosamente discordanti.

 

09 Luglio 2013
di: 
Giovanni Andriolo