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Petrolio. L'Iraq batte l'Iran, sulla produzione

La produzione irachena di greggio ha superato quella iraniana, rendendo Baghdad il secondo produttore tra i paesi Opec. Sebbene le prospettive di crescita siano ottime, sul futuro del settore pesano carenze infrastrutturali e scontri politici. 

 

 

di Giovanni Andriolo

 

 

La notizia arriva dall'Enegy information administration statunitense (Eia): alla fine del 2012 l’Iraq è diventato il secondo maggior produttore di petrolio greggio in seno all’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec), superando così anche l’Iran e avvicinandosi all’Arabia Saudita.

Tuttavia, ciò che rende il caso iracheno ancora più unico sono le prospettive di crescita, dal momento che secondo il rapporto dell'Eia solo una piccola parte dei giacimenti iracheni è attualmente sfruttata.

D’altra parte, il fatto che l’Iraq detenga la quinta riserva al mondo di petrolio dimostra come la produzione del paese abbia ottimi margini di espansione anche nei prossimi anni. Come attesta l'Oil and Gas Journal, che ha recentemente rivisto al rialzo la stima delle riserve, che passano da 115 miliardi di barili del 2011 ai 141 miliardi del 2013.

Malgrado questo grande potenziale, lo sviluppo del settore sarà possibile soltanto qualora il paese, spossato dalla guerra con l’Iran negli anni ’80, dalle sanzioni internazionali del decennio successivo e dall’invasione a guida statunitense del 2003, riesca ad ammodernare e sviluppare le proprie infrastrutture. Un investimento che il ministero dell’Energia ha quantificato in 30 miliardi di dollari all’anno.

Gli interventi più importanti dovranno essere effettuati sul sistema di oleodotti, carenti e oggetto di continui sabotaggi, così come sul sistema di fornitura elettrica, ancora scarso rispetto alla richiesta di energia che le centrali di produzione richiederanno nei prossimi anni, e sui sistemi di cattura del gas di complemento.

Un gas - circa 19 milioni di metri cubi standard al giorno - che continua a essere bruciato, producendo uno spreco di risorse e notevoli danni ambientali.

Ma oltre alle carenze infrastrutturali, i progressi della produzione irachena sembrano essere ostacolati anche da dispute di ordine interno e dalla mancanza di una legge nazionale che regoli lo sfruttamento delle risorse del paese.

Proposta di legge che è da mesi al vaglio del Consiglio dei ministri e che sta generando un duro scontro tra il governo centrale e quelli regionali.

Una disputa non certo facilitata dalla distribuzione geografica delle riserve di oro nero: il sud - che detiene il 60% del petrolio - nel 2012 ha prodotto tre milioni di barili al giorno, rendendo l’Iraq il secondo produttore in seno all’Opec, sebbene il ministero del Petrolio iracheno abbia la supervisione di tutti i giacimenti del paese, salvo che di quelli che si trovano nella regione del Kurdistan.

Regione che però - a detta di alcuni analisti indipendenti (tra cui gli esperti dell’agenzia di consulenza strategica FACTS Global Energy) - potrebbe aumentare la propria produzione fino a 400.000 barili al giorno entro la fine del 2013.

 

8 aprile 2013

 

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