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Turchia. Il sì di Ankara alla “Via della seta dell’energia”

Ankara approva il progetto di gasdotto trans-anatolico tra Azerbaigian e Turchia. Tuttavia, ai due capi del condotto si agitano conflitti latenti che coinvolgono Unione Europa, Russia e Iran per l’accaparramento delle risorse del Mar Caspio.

 

 

 

 

di Giovanni Andriolo

 

Il Consiglio dei ministri turco ha approvato il progetto di cooperazione con l’Azerbaigian per la costruzione del Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline project (TANAP).

Ribattezzato la “Via della seta dell’energia”, il gasdotto porterà il gas azero dal giacimento di Shah Deniz verso l’Europa attraverso il territorio turco.

Secondo il sito ufficiale del progetto, il TANAP sarà attivo a partire dal 2018 e trasporterà 16 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno in Turchia - via Georgia.

Di questi, 6 miliardi saranno venduti alla Turchia, mentre i restanti 10 arriveranno in Europa tramite il confine con la Bulgaria o con la Grecia.

Sì, perché nel Vecchio Continente la scelta del paese di sbocco del TANAP sta creando scompiglio già da qualche anno, soprattutto per quanto riguarda il tragitto che dovrà seguire il ramo europeo del gasdotto.

Da un lato, i paesi mediterranei spingono per la creazione del Trans Adriatic Pipeline (TAP), il gasdotto che, partendo appunto dalla Grecia, attraverserà l’Albania e il mar Adriatico fino alle coste meridionali dell’Italia. Dall’altro, il Nord-Est Europa sta progettando un secondo gasdotto, il Nabucco, che dovrebbe partire dalla Turchia, e passando per Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria, arrivare in Germania.

Tuttavia, anche nel versante orientale del TANAP non mancano le polemiche.

Il gasdotto, infatti, mira a favorire lo sfruttamento delle risorse del Mar Caspio da parte dei paesi dell’Unione Europea, evitando l’interazione con altri attori regionali “complessi”, come la Russia e l’Iran.

Entrambi si affacciano sul Mar Caspio e detengono le due maggiori riserve al mondo di gas naturale. Inutile dire che il loro isolamento dal mercato europeo non è una mossa casuale.

Da parte sua, l’Iran sta subendo da ormai due anni le sanzioni economiche da parte dell’UE, con il divieto di importazione, da parte dei paesi membri, delle risorse energetiche della Repubblica Islamica.

La Russia, prima riserva al mondo di gas naturale, nonché primo produttore e primo esportatore, è fonte di preoccupazione per via delle sue ambizioni di sviluppo regionale. Un’eccessiva dipendenza di Bruxelles dalle forniture dell’ex impero potrebbe infatti dotare Mosca di un’importante carta da giocare nei negoziati con l’UE su altri temi scottanti.

Dal punto di vista strategico, l’Azerbaigian sembra l’interlocutore più adeguato per limitare l’espansione russa e isolare ulteriormente l’Iran.

Fortemente legato a Israele, verso cui importa il proprio gas in cambio di armi e con cui ha siglato lo scorso anno un accordo di cooperazione militare, l’Azerbaigian teme le spinte espansionistiche iraniane sulle risorse del Mar Caspio.

Inoltre, il paese si trova in rottura da anni con la vicina Armenia, a sua volta nemica giurata della Turchia, a causa della disputa sulla regione dello Nagorno-Karabakh. In questo senso, l’equazione secondo cui ‘il nemico del mio amico è per me un nemico’ sembra funzionare alla perfezione nelle relazioni tra Baku e Ankara.
 
L’intreccio di tutte queste questioni appare destinato a favorire lo sviluppo del TANAP, all’interno del quale si sono già inserite grandi imprese internazionali di paesi molto interessati al progetto, come la norvegese Statoil, la britannica BP e la francese TOTAL.

 

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27 marzo 2013

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