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Un oleodotto verso il Bahrein: così Riyadh risponde al fronte anti-saudita

Un oleodotto collegherà l’Arabia Saudita al Bahrein. Riyadh contrasta il fronte anti-saudita aggirando la vulnerabilità dello Stretto di Hormuz e stringe il suo abbraccio sulla piccola isola.

 

 

di Giovanni Andriolo

 

Gli studi di fattibilità e la progettazione tecnica dell’oleodotto verso il Bahrein sono già ultimati: nel corso del 2013 inizieranno i lavori, per un costo totale stimato di 350 milioni di dollari. Questo, secondo quanto affermato di recente dal general manager per i grandi progetti di Bapco, la compagnia petrolifera bahreinita.

L’oleodotto andrà ad arricchire una rete di condutture per idrocarburi che si fa sempre più fitta nella Penisola araba, e rappresenta un’ulteriore contromossa da parte di Riyadh per rispondere al cosiddetto fronte anti-saudita che si sta sviluppando ai suoi confini orientali.

L’Arabia Saudita si è dotata negli anni di tre condotti principali per il trasporto delle risorse: due di questi, un oleodotto e un gasdotto, viaggiano paralleli dalla costa orientale a quella occidentale del paese, mentre un terzo, costruito ai tempi della guerra tra Iran e Iraq (1980-1988) è un gasdotto che raggiunge il porto di Yanbu, sul Mar Rosso.

Se all’interno dell'Opec il confronto si sta polarizzando attorno alla rivalità tra il regno dei Saud e la Repubblica islamica, in realtà la vera partita si gioca sull’influenza che ogni paese può esercitare sul sistema di commercio mondiale di petrolio e gas, attraverso il controllo di un maggior numero di elementi strategici.

Uno di questi, che fino a poco tempo fa garantiva la primazia all’Arabia Saudita, è la quantità di petrolio prodotta. Tuttavia, le recenti scoperte di nuove risorse in Venezuela e i piani di aumento della produzione in Iraq - entrambi nelle fila del “fronte antisaudita” - stanno seriamente minando la sua leadership.

Di qui, la 'guerra' per il controllo delle vie di passaggio degli idrocarburi, dai siti di produzione ai clienti finali.

Lo Stretto di Hormuz, che separa la Penisola araba dal territorio iraniano, è un punto di passaggio angusto ma obbligato per le petroliere che partono dalla costa orientale saudita, dagli Emirati Arabi e dal Qatar.

Lo Stretto marca il punto di avvicinamento massimo tra i due paesi e qualora il conflitto a bassa intensità in corso con Teheran dovesse degenerare, ciò potrebbe avere ripercussioni sul regolare flusso di petrolio in uscita.

Il fatto che un’intera flotta della marina statunitense stazioni nei pressi dello Stretto, proprio per scongiurare una simile evenienza, non sembra rassicurare a sufficienza Riyadh. E il progetto di costruzione di canali alternativi a quello navale mira proprio a evitare un simile rischio: il petrolio e il gas passano tramite oleodotti dalla costa orientale a quella occidentale della Penisola araba, senza nemmeno sfiorare le zone sotto controllo iraniano.

Così, le tre “autostrade” saudite possono trasportare assieme fino a 6,5 milioni di barili al giorno, il 40% dei 17 milioni di barili che quotidianamente attraversano lo Stretto di Hormuz, con l’oleodotto degli Emirati Arabi che permette il trasporto di 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno, circa il 75% della produzione locale, dal centro fino allo Stretto.

Il progetto che legherà l’Arabia Saudita al Bahrein dovrebbe servire anche per ribadire il ruolo di “patronato” di Riyadh sulla piccola isola a maggioranza sciita, contro i movimenti destabilizzanti sostenuti - secondo i Saud - dalla stessa Teheran.

 

20 marzo 2013