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WSF/ La società civile che non vuole il gas di scisto

Nonostante le difficoltà dell'economia nazionale la società tunisina non cede alle pressioni delle multinazionali sull'estrazione di gas di scisto. Se ne parla anche al Forum Sociale mondiale, dove le associazioni promettono battaglia. 

 

 


di Andrea Ranelletti
 

 

Scossa dai timori per il degrado della propria economia, e desiderosa di trovare un modo per poter ottenere maggiori certezze per l'avvenire, la società civile tunisina non cede di fronte alle pressioni delle compagnie petrolifere internazionali. 

La promessa dei grandi introiti garantiti al paese dallo sfruttamento degli ampi giacimenti di gaz de schiste presenti sotto il suo territorio nazionale non servono a convincere grande parte della cittadinanza, profondamente sospettosa per le possibili conseguenze che i nuovi metodi di trivellazione potrebbero avere sull’ambiente.

L’area di Kairouan, città di circa 125mila abitanti nel centro-nord della Tunisia, è una delle più povere e depresse del paese.

Lo scorso novembre il ministero dell’Energia ha firmato un accordo con la multinazionale Shell per l’inizio delle operazioni di esplorazione e di trivellazione dei giacimenti di gas di scisto presenti nelle aree che circondano la cittadina.

Nonostante l’allora ministro dell’Industria Chakhari (sostituito nel corso dell’ultimo rimpasto da Mehdi Jomaa) avesse definito lo sfruttamento delle risorse di gas “mezzo per rispondere alla crescita della domanda interna e alla bassa disponibilità del tradizionale stock di petrolio”, la contrarietà dei cittadini di Kairouane alle trivellazioni non è diminuita: sit-in e manifestazioni hanno messo in evidenza il malcontento diffuso nei confronti delle decisioni del governo.

Sono numerose le ragioni del malcontento: le poche certezze riguardanti la sostenibilità e la sicurezza dei processi di sfruttamento, il rischio di inquinamento delle falde acquifere, ma anche il timore di possibili speculazioni, a fronte della scarsa trasparenza delle autorità di controllo e dei livelli di corruzione, ancora alti. 

I cittadini lamentano la poca trasparenza delle contrattazioni tra governo e multinazionali, aggravata dall’assenza di una carta costituzionale che ponga regolamentazioni e limiti al settore energetico.

Il problema dello sfruttamento del gas di scisto viene sollevato anche nel corso del Forum Sociale mondiale in questi giorni in corso a Tunisi. 

L’organizzazione Forum des Droits Economiques et Sociaux ha organizzato un incontro dal titolo “Pericoli dello sfruttamento del gas di scisto nell’area di Kairouan”.

Un tema fondamentale motiva le proteste del gruppo: i giacimenti presenti nel territorio tunisino sono risibili se paragonati a quelli presenti in altre aree del Nord Africa (Libia e Algeria in primis). 

“Se una grande compagnia come la Shell – Scrive il FTDES - si interessa alla Tunisia, non è sicuramente per la fortuna che spera di trovarvi. Le ragioni sono strategiche: (...) si vuole essere presenti su questo segmento per sviluppare le tecniche più efficaci e utilizzabili per essere competitivi sul mercato del futuro.”

Di fronte alla possibilità che la Tunisia venga trasformata in campo di sperimentazione di tecniche sulle cui possibili nocività restano dubbi diffusi, il FTDES promette l’organizzazione di una “resistenza cittadina pacifica e cosciente”, finalizzata “ ad animare il dibattito” e a garantire “una trasparenza totale e una partecipazione attiva in tutti i processi decisionali”.

L’associazione ha anche annunciato la prossima pubblicazione di una Declaration de Kairouan, destinata a diventare un manifesto per tutti i cittadini che chiedono maggiore chiarezza sull’argomento gas di scisto. 

 

29 marzo 2013 

 

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