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La lunga marcia dei curdi contro l’indifferenza passa anche per Roma

Quasi 190 giorni di isolamento da tutto e tutti: dai propri familiari e dai propri avvocati, di cui solo due sono rimasti in libertà mentre gli altri 33 che componevano il collegio di difesa sono dentro le celle turche con l’accusa di avere a vario titolo appoggiato la rete terroristica del PKK. Abdullah “Apo” Ocalan è da sei mesi in isolamento senza alcuna reale giustificazione. L’ultimo rifiuto da parte delle autorità turche di Imrali, alla richiesta dei legali di incontrare il leader curdo, è arrivato stamane, con la motivazione delle pessime condizioni meteo per raggiungere l’isola-carcere di Imrali.

 

 

di Luca Bellusci

 

La società civile curda si è mobilitata contro questo ennesimo abuso, inaugurando il 31 gennaio una marcia che da Ginevra, sede europea delle Nazioni Unite, arriverà il 18 febbraio a Strasburgo davanti al palazzo della Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

Una lunga marcia per portare la voce del popolo curdo il più vicino possibile alle orecchie di chi può rompere questo isolamento.

La dimostrazione è stata organizzata dalla piattaforma civile denominata Kongra Gel (Kurdistan People's Congress), definita "organizzazione terroristica" dal Dipartimento di Stato americano. 

Anche in Italia sono previste alcune iniziative a sostegno della causa, per portare alla conoscenza dell’opinione pubblica la grave situazione della minoranza curda in Turchia, e le relative violazioni dei diritti civili e politici.

Giovedì 2 febbraio dalle ore 13 alle ore 14 presso la sala conferenze stampa della Camera dei Deputati di Roma verrà lanciato un appello della società civile italiana per una soluzione pacifica della questione curda in Turchia.

Interverranno l'On. Jean-Léonard Touadì (Partito Democratico), il Senatore Stefano Pedica (Italia dei Valori) e l’Avv. Arturo Salerni (Ass. Europa Levante), fermato il 5 dicembre scorso all’aeroporto di Istanbul con una delegazione italiana di solidarietà con il popolo kurdo.

Salerni è stato rimandato indietro come "persona non gradita allo Stato turco", per via del suo passato di attivista: nel 1999, insieme a Giuliano Pisapia (attuale sindaco di Milano) e Luigi Saraceni, prese parte al collegio difensivo di Ocalan in Italia, con il fine di ottenere l’asilo politico.

L’ennesimo respingimento turco mostra come tuttora sia impossibile affrontare in qualsiasi modo la questione curda in Turchia, e l’attuale campagna di arresti contro i politici del partito filo-curdo del BDP ne è la prova più evidente.

L’Italia può svolgere un ruolo attivo di mediazione, potendo contare su gli ottimi rapporti con la Turchia, non dimenticando le responsabilità civili, politiche ed etiche che ci legano alla vicenda Ocalan.

 

1 febbraio 2012

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