• ISSN: 2240-323X
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Analisi

di Marco Di Donato  (CISIP)

Ieri il consiglio di Sicurezza dell'Onu si è riunito per decidere in merito alla richiesta di riconoscimento avanzata da Abu Mazen. Ora comincia un lungo percorso che durerà circa un mese. Un mese di trattative dove i palestinesi proveranno a portare dalla propria parte gli incerti del consiglio di Sicurezza (Bosnia, Gabon e Nigeria). Un'impresa difficile che qualcuno ha definito, non a torto, impossibile.

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di Pietro Longo (CISIP)
È tempo di sincero cambiamento tra i paesi del Golfo Persico o gli sconvolgimenti dei mesi passati stanno persuadendo le monarchie che è meglio anticipare le rivolte, piuttosto che subirle?

 

di: 

di Francesca Manfroni
A pochi giorni dall’appuntamento all’Onu, il presidente degli Stati Uniti cerca di neutralizzare la sfida lanciata da Abu Mazen ed impedire una dichiarazione favorevole al riconoscimento dello Stato Palestinese. Il veto solitario di Washington potrebbe compromettere per sempre i piani di Obama in Medio Oriente.

 

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di Giovanni Andriolo
Fin dall’inizio della crisi politica che da gennaio ha colpito Sana’a, l’Arabia Saudita si è dimostrata particolarmente sensibile alla causa del mantenimento della stabilità nel vicino Yemen.
Sotto l’egida del Gulf Cooperation Council, infatti, Ryad ha dato impulso ad un processo di dialogo tra le parti in Yemen volto a scongiurare una transizione di Governo traumatica e sanguinosa. I motivi che spingono i Sauditi ad un tale attivismo per la stabilità dello Yemen sono certamente di carattere geo-strategico (lo Yemen condivide con l’Arabia Saudita un confine lungo 1800 chilometri), ma anche economico.

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di Luca Bellusci
16 settembre 2011

Il ripetuto e congiunto attacco alla guerriglia curda del Pkk e Pjak, da parte di Iran e Turchia, sembrerebbe un’azione programmata con il fine ultimo di smantellare in modo definitivo le basi logistiche dei gruppi armati, di stanza sull’altipiano iracheno di Qandil. Ma analizzando più attentamente le azioni militari che dal mese di luglio si susseguono in maniera quasi incessante, i due principali attori di questa guerra silenziosa non sembrano avere gli stessi interessi strategici. La domanda da porsi in questi casi è: perché ora? Questo particolare momento storico per la regione mediorientale risulta contraddistinto da un generale ridimensionamento dell’asset geo-strategico per molti attori regionali, in primis Iran, Turchia, Siria, Egitto quindi Israele.
 

 

di Giovanni Andriolo
L’Italia ha richiesto una deroga per l’entrata in vigore delle nuove sanzioni europee alla Siria. Il motivo? La perdita risibile delle forniture siriane si somma alla ben più ingente perdita subita dal nostro paese con l’azzeramento delle forniture dalla Libia.

Domenica 16 gennaio il Presidente Barack Obama ha r

12 Agosto 2013

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