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Petrolio

Continua la disputa tra Baghdad, Erbil e Ankara per il controllo del greggio curdo. E mentre nuovi test rivelano la straordinaria ricchezza del sottosuolo del Kurdistan, è già guerra tra gli operatori internazionali.

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Ankara approva il progetto di gasdotto trans-anatolico tra Azerbaigian e Turchia. Tuttavia, ai due capi del condotto si agitano conflitti latenti che coinvolgono Unione Europa, Russia e Iran per l’accaparramento delle risorse del Mar Caspio.

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Nonostante le difficoltà dell'economia nazionale la società tunisina non cede alle pressioni delle multinazionali sull'estrazione di gas di scisto. Se ne parla anche al Forum Sociale mondiale, dove le associazioni promettono battaglia. 

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Mentre si espandono le trame commerciali cinesi in Iraq, Baghdad cerca nuovi acquirenti asiatici per il suo petrolio. Nel frattempo, le imprese Usa appaiono sempre meno a loro agio.

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La produzione irachena di greggio ha superato quella iraniana, rendendo Baghdad il secondo produttore tra i paesi Opec. Sebbene le prospettive di crescita siano ottime, sul futuro del settore pesano carenze infrastrutturali e scontri politici. 

Un oleodotto collegherà l’Arabia Saudita al Bahrein. Riyadh contrasta il fronte anti-saudita aggirando la vulnerabilità dello Stretto di Hormuz e stringe il suo abbraccio sulla piccola isola.

L’acqua è sempre stata una risorsa rara in Medio Oriente, eppure la regione ha dimostrato di saper resistere giocando la sua carta più importante: il petrolio. Ma di fronte a un futuro sempre più incerto, è forse necessario cambiare strategia. 

Dietro alle attuali oscillazioni nel prezzo del petrolio si muove un esercito di grandi petro-imprese e trader incravattati che agiscono in piazze lontanissime dai siti di produzione. E l’instabilità in regioni chiave potrebbe essere il risultato di calcoli di mercato.

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