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Petrolio

Continua il braccio di ferro tra Baghdad e il Kurdistan iracheno, spalleggiato dalla Turchia. E mentre il Parlamento cerca di rovesciare il governo Maliki, le oil company internazionali provano ad accaparrarsi il controllo dei maggiori giacimenti del paese.

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Iran e Iraq stanno progettando la costruzione di un gasdotto che, anche attraverso la Siria, dovrebbe raggiungere il Mediterraneo. Malgrado le minacce di Washington, Teheran va avanti.

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La posizione comune di Iran e Iraq all’interno dell’Opec minaccia la supremazia regionale dell’Arabia Saudita. Dietro la battaglia per il prezzo del petrolio si celano interessi geopolitici che vanno ben oltre il mercato degli idrocarburi.

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A gennaio il governo algerino ha ratificato la modifica costituzionale alla legge sugli idrocarburi, per allontanare lo spettro di un calo produttivo e andare incontro alle compagnie internazionali. Le agevolazioni concesse a chi vuole investire nello shale gas hanno attirato l’interesse francese, alle prese con le polemiche interne sullo sfruttamento della risorsa.

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Giunge da Ankara la risposta alle accuse di Baghdad: il commercio di petrolio con il Kurdistan iracheno è legale e non si fermerà. Intanto, gli Usa temono che lo scontro con la Turchia possa avvicinare l'Iraq a Teheran.

La battaglia di Usa e UE per boicottare le esportazioni di petrolio iraniano si sposta sul continente asiatico, dove Teheran conta su importanti acquirenti. Nella nuova fase della guerra delle sanzioni entra in gioco anche l’Iraq.

Quello del 2013 sarà il più grande bilancio della storia del paese, con 138.000.000.000.000 dinari (118,6 miliardi di dollari) di proventi del petrolio che confluiranno nella casse dello Stato iracheno. Ma a beneficiarne non saranno i cittadini: la fetta più grande della torta è destinata infatti a incrementare la produzione di greggio, a rafforzare la sicurezza e la difesa, e a soddisfare tutte le esigenze dell'ufficio del primo ministro.

Mentre il Parlamento iracheno è chiamato a votare la legge sulla gestione delle risorse energetiche, nel paese il clima si fa rovente: Erbil schiera i propri carri armati lungo il confine meridionale curdo e Baghdad risponde con l'invio di truppe in varie città del nord.

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