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Questione di Generi

Tenere le donne lontane dalle manifestazioni attraverso lo strumento della molestia sessuale e dell’aggressione fisica. Sembra questa la tendenza per le strade del Cairo, sostenuta da chi ha interesse a diffondere la paura. Accadeva con Mubarak, ma le cose oggi non sembrano cambiate.

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Nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne raccontiamo cinque storie di prigioniere di coscienza in Iran: Nasrin, Bahareh, Masha, Jila e Shiva. Detenute nel ‘braccio 209’ del carcere di Evin, a Teheran, per aver avuto il coraggio di raccontare le violazioni dei diritti umani nel loro paese. 

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"Non riuscivo a capire perchè tutte le mie cognate, quando nasceva una femmina in famiglia, non manifestavano nessuna gioia. Poi ho avuto due figlie anche io. E allora ho capito". Donne, spesso poco più che bambine, uccise da parenti, spesso poco più che bambini, per lavar via nel sangue l'onta del disonore. 

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Sono 150. Ogni mattina si alzano, bevono un caffè e vanno a monitorare i check point dell’esercito israeliano nei Territori Palestinesi Occupati. Sono le donne dell’organizzazione israeliana Machsom Watch. Tra loro Daniela Yoel, ospite di un incontro romano, fra donne. 

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Finché entrare in un caffè sarà ancora haram e l'accesso al mondo del lavoro minato da abusi e pregiudizi, resterà ancora lungo il percorso delle donne algerine verso la parità. È quanto emerge dal Global gender report 2012 che vede l’Algeria piazzarsi al 120° posto su 135.

 

Conversazione con il direttore di MyKali, la prima rivista di moda e cultura (anche) gay in Giordania. Che racconta la sua storia e il suo lavoro: “Cerchiamo di mandare un messaggio e di cambiare le cose restando nel nostro paese. Non è meraviglioso?”

04 Dicembre 2012

Arma di repressione durante i giorni di piazza Tahrir, fenomeno sempre più diffuso in questa fase di transizione, la molestia sessuale contro le donne continua a piagare le strade egiziane. Prosegue la lotta femminile, in attesa che gli uomini al potere decidano di agire. 

“Malala Yousaftzai è stata colpita alla testa da un proiettile sparato dai talebani pakistani; la sua colpa è aver denunciato i crimini contro le donne”.  Parola di Malalai Joya, l'attivista più famosa di tutto l'Afghanistan, che non ha mai smesso di denunciare quanto poco sia cambiato il suo paese negli ultimi 10 anni.

 

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