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Voci dal campo

Ieri mattina è stato il momento delle donne: circa 30 si sono unite allo sciopero della fame. Sono le stesse che ogni lunedì - madri, sorelle e mogli dei prigionieri - si ritrovano davanti alla Croce Rossa per mantenere alta l'attenzione sui loro cari.

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Mentre aspettiamo il traguardo delle elezioni, chiedo alle mie amiche tunisine come va il processo di democratizzazione. E scopro che stanno scrivendo una Costituzione...

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La ventenne attivista Aya Al Lamie è stata picchiata e seviziata. Il racconto di Yanar Mohammed, presidentessa dell'Organisation of Women's Freedom in Iraq (OWFI). E’ successo nella centralissima Tahrir Square, a Baghdad, uno dei teatri della 'primavera irachena'.

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La stagione della raccolta delle olive in Palestina è alle porte e centinaia di internazionali hanno raggiunto i villaggi della Cisgiordania per accompagnare, e in molti casi proteggere, i contadini palestinesi a cogliere i frutti della loro terra. 

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La posta in gioco, dopo la rivoluzione compiuta per destituire il regime di Ben Ali, è altissima. Ma perché si vuole censurare un vecchio film e cambiare i regolamenti scolastici?

Il 25 settembre si sono chiusi i lavori del secondo Forum Sociale della Mesopotamia. Rappresentanti di almeno 150 organizzazioni provenienti da diversi paesi, tanti gli esponenti della società civile curda, turca, irachena, iraniana, catalana, ma anche attivisti e rappresentanti politici da Maghreb, Giordania, Palestina, Libano, Argentina, Ecuador, così come blogger, giornalisti ed intellettuali. Le tre tende e i cinque padiglioni della ex fabbrica di mattoni riconvertita a spazio sociale hanno fatto da contenitore al ricco panel di dibattiti e di seminari.

 

Per uscire con Oliva si parte piuttosto presto al mattino. Alle sette di mattina non c'era quasi nessuno per strada. Il porto invece era in gran fermento: alcuni tra i pescatori escono quando è ancora buio e alle sette già si affaccendano per vendere il pesce, nonostante le casse siano sempre troppo vuote e le navi israeliane pronte ad attaccare. Ieri è successo di nuovo. Il racconto di Silvia.  

 

Più di un mese fa, un gruppo di terroristi ha attaccato alcuni punti al confine israelo-egiziano, vicino ad Eilat. Mentre l’attacco era in corso, il ministro della Sicurezza Ehud Barak ha subito affermato che la responsabilità degli attacchi era da attribuirsi ai Comitati di resistenza popolare degli abitanti di Gaza. Poco dopo, il capo del PRC (Popular Resitsance Commitees) è stato assassinato da un missile aereo.
 

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