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Arabia Saudita

Al World Economic Forum 2011, la coppia reale di Giordania e Tony Blair hanno indicato la via per promuovere l'occupazione tra i giovani del mondo arabo, sperando di disinnescare una delle micce che ha fatto esplodere le piazze. Dinamismo per l'imprenditoria, coraggio negli investimenti, istruzione, fiducia. E intanto, la Coca Cola annuncia che in dieci anni investirà 5 miliardi di dollari.

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"Fatico a credere che la Casa Bianca creda davvero a un Iran che voglia colpire l'America, tanto più sul suolo americano. La partita è un'altra, e si gioca su un altro terreno. E gli Usa la stanno perdendo. Intervista a Antonello Sacchetti*.

 

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Il sangue versato dai protagonisti della primavera araba è anche colpa dell'Occidente e dell'Italia in particolare. È quanto emerge dal rapporto di Amnesty International “Arms transfer to the Middle East and North Africa”.

 

 

 

 

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5 ottobre 2011 - I venti della primavera araba hanno ripreso a soffiare nella parte orientale dell'Arabia Saudita. Negli ultimi tre giorni, la polizia del regno ha aperto il fuoco sui manifestanti, provocando molti feriti. Non più proiettili di gomma quindi, contro una protesta che cerca disperatamente di prendere piede anche nel paese che sembrava aver scongiurato i pericoli delle proteste di piazza.

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Il terzo rapporto della serie degli Ahdr si concentra sul livello di libertà nel mondo arabo: un’intera sezione dedicata al modo in cui il concetto viene declinato in tutta la cultura araba: religione, economia, società. Una riflessione sul rapporto tra libertà e democrazia e su come conciliare questi due aspetti all’interno del mondo arabo. Libertà e diritti umani: il quadro legale della regione. E infine la sezione dedicata a libertà e politica: la società civile secondo il rapporto ha intensificato la sua attività, nonostante i molti ostacoli che deve affrontare, imposti soprattutto dai governi. Le organizzazioni della società civile sono concentrate soprattutto in alcuni paesi: Egitto, Tunisia e Algeria i principali.

 

Il report si concentra sull’analisi della human security nel mondo arabo, intendendo con questo concetto “la libertà da quelle intense, ampie, prolungate e globali minacce a cui la vita e la libertà degli esseri umani possono essere vulnerabili”. Il concetto viene affrontato da molti punti di vista restituendo un quadro completo e esaustivo dei maggiori pericoli a cui la popolazione del mondo arabo può essere soggetta. Principali problemi: l’inquinamento, la violenza, il traffico di esseri umani, la vulnerabilità economica, la fame, la salute, l’occupazione militare. Tra le riflessioni finali viene inserito un dubbio: lo Stato è la soluzione o il problema?

 

 

L’ultimo rapporto di questa serie fa un primo bilancio del percorso compiuto dalla regione sul cammino verso lo sviluppo umano dal 2002. Le reazioni e gli sviluppi avvenuti dopo l’inizio della pubblicazione di questi rapporti fa parlare di una “primavera araba”, siamo nel 2005.  Secondo il rapporto le organizzazioni della società civile hanno registrato un salto di qualità nel ritmo, nella portata e nell’impatto delle loro attività. Le maggiori trasformazioni in questo campo si sono registrate in Egitto, Bahrein, Yemen, Libia.

 

Il fatto che nel 2011 sollevi tanto entusiasmo la concessione dell’elettorato attivo e passivo alle donne saudite rende già da sé l’idea di quanto drammatica sia la situazione nel 'Regno dei Saud', in quanto a diritti della donna. In un paese in cui al 'gentil sesso' è vietato sposarsi e divorziare, viaggiare (prima dei 45 anni di età), studiare, lavorare, aprire un conto in banca o sottoporsi ad operazioni mediche senza il permesso di un famigliare di sesso maschile, e in cui la legge proibisce implicitamente di guidare, il diritto all’elettorato attivo e passivo può sembrare addirittura una concessione non così prioritaria.

 

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