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Bahrain

Da cinque giorni non si hanno più notizie di Nabil Rajab, esponente di primo piano dell'attivismo per i diritti umani in Bahrein. In una telefonata alla famiglia denunciava le torture perpetrate all'interno del carcere ai danni dei detenuti politici. Torna invece a far sentire la sua voce il blogger Ali Abdelimam, dopo due anni di latitanza.

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Pubblicato in occasione della giornata internazionale per la libertà di informazione, il 3 maggio scorso, il report della Bahrain Press Association ha messo nero su bianco le violenze perpetrate dal regime, con lo scopo dichiarato di far passare sotto silenzio una rivolta popolare che non conosce tregua.

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Cento detenuti su 166 sono in sciopero della fame da più di 12 settimane: una mobilitazione senza precedenti, con una campagna online che in 48 ore ha già raccolto migliaia di firme, perché "la chiusura di questa eredità avvelenata dell’amministrazione Bush è ancora lontana", denuncia Nawaat.   

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Da Solimano il Magnifico a George W. Bush, dagli scontri tra ottomani e mamelucchi sino alla guerra del Golfo: sono oltre 400 gli anni di storia raccontati dalle 796 pagine del professore Eugene Rogan. 

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Tre giorni sotto le luci accecanti di milioni di televisioni e giornali, per non illuminare niente. E' successo in Bahrein lo scorso fine settimana. La tre giorni di GP ha portato nel regno 15mila persone tra spettatori e giornalisti, ma nessuno ha guardato oltre il circuito. 

Se per il patron della Formula 1 è tutto ‘normale’, il Bahrein vive l'ennesima ondata di arresti arbitrari. Mentre la corona continua a vendersi come paese pacificato e i cittadini del piccolo arcipelago a finire in galera nel silenzio generale, ai blocchi di partenza si scaldano i motori.

Domani a Venezia, Gilles Kepel racconta il suo "viaggio in Oriente", un pellegrinaggio durato due anni e che lo ha visto visitare tutti i 'luoghi sacri' della rivoluzione. Di qui la sua nuova "passione" araba.

Dopo una settimana di manifestazioni e cariche della polizia, a meno di 24 ore dal via delle prove libere del Gran Premio di Formula 1, il mondo, sportivo e non, si divide. Mentre le opposizioni sono pronte ad occupare la ribalta mediatica per far sentire, ancora una volta, la loro voce.

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