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Libano

È tempo di bilanci. Era il gennaio di un anno fa a dar fuoco alla miccia che avrebbe sconvolto il mondo arabo nei 12 mesi a seguire. Ora Amnesty International fa il punto della situazione. Rivolte, manifestazioni, rovesciamenti di regime. Ma quanto è cambiato nella sostanza? Il bottino appare magro, grazie anche alla sorprendente "incoerenza" della comunità internazionale.

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Se c’è una parte del mondo che non è mai stata completamente decolonizzata, quella è il Medio Oriente. Partendo da questa premessa, Seumas Milne fa coincidere il giorno della caduta di Hosni Mubarak in Egitto con l’inizio di una “implacabile controrivoluzione” delle potenze occidentali e dei loro alleati del Golfo, nel tentativo disperato di schiacciare o comunque manipolare le rivoluzioni arabe.
 

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Sulla Siria, Arabia Saudita e Qatar si sono trovati subito d’accordo. Eppure per un certo periodo di tempo si è detto che il piccolo emirato era uno spin-off dell’Iran, e che la sua agenda di politica estera ricalcava da vicino quella di Tehran.

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L'articolo 11 della nostra Costituzione recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Eppure le nostre truppe continuano a essere coinvolte in interventi che vengono definiti "umanitari", ma che invece autorizzano "l'uso discrezionale della forza", come è accaduto in Libia.

 

 

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La rivolta contro Bashar al-Assad ha inevitabilmente fatto sentire il proprio doloroso eco anche in Libano, paese da sempre sottoposto all'ingombrante influenza di Damasco e all'ingerenza siriana nei propri affari interni. Da decenni il paese dei cedri si divide in forze che appoggiano o viceversa criticano duramente Damasco, ed oggi questa divisione inizia a manifestarsi, ancora una volta, in tutta la sua evidenza.

 

Messaggi sessisti lanciati dai cantanti pop libanesi nei loro testi e nei loro videoclip, donne che non possono dare la nazionalità ai loro figli, ma anche strade dissestate, niente corrente, internet lento e pregiudizi sulle ventunenni non ancora convolate a nozze. Il Libano moderno, e Maya Zankoul in particolare, stanno affrontando una guerra dal carattere molto diverso da quelle a cui siamo abituati.

E' iniziato ieri, ad Amman, in Giordania, il secondo workshop regionale nell’ambito del progetto a tutela delle lavoratrici migranti nei paesi arabi, promosso dalla Jordanian Women’s Union in collaborazione con Un Ponte per.... Gli schiavi, o meglio le schiave, esistono ancora: "Domestiche cingalesi in saldo". Ne parliamo con Giordana Veracini.  

Dal Libano arriva a Roma, tra humor e sarcasmo, Amalgam, un fumetto stravagante, irriverente e autobiografico che racconta la vita di una 23enne audace che parla liberamente di corruzione, maschilismo e disparità sociali a Beirut. Il libro è nato da un blog, che Maya Zankoul ha creato per dare voce ai problemi che i libanesi devono affrontare ogni giorno, con l'impressione di essere costantemente una vittima del sistema.

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