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Oman

Nel suo ultimo rapporto l'UNHCR sottolinea i numeri impressionanti delle migrazioni forzate registrate l’anno scorso. Complessivamente sarebbero 4,3 milioni le persone costrette ad abbandonare le propria casa, 800 mila delle quali attraversando il confine dei propri Stati. Il Medio Oriente è la regione del mondo da cui si fugge di più, senza contare quei 4,8 milioni di palestinesi condannati a essere profughi a vita. 

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In una stagione caratterizzata da un sostanziale riequilibrio delle forze, soprattutto in quei paesi protagonisti della primavera rivoluzionaria del 2011, la macroregione mediorientale risulta la più coinvolta nella corsa agli armamenti. A differenza dal passato però, le popolazioni dei paesi coinvolti stanno maturando una coscienza civile. 

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Vengono impiccati su una gru edile, sotto gli occhi di tutti. Oppure le condanne vengono eseguite in segreto, in carcere. Spesso sono minorenni che non vengono perdonati dai parenti delle vittime. Succede in Iran, dove le esecuzioni capitali hanno subito un aumento del 99% nel 2011. Ma l'Arabia Saudita non è da meno. 

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Durante l'anno scorso siamo stati testimoni di un cambiamento radicale in quasi tutto il Medio Oriente. E da quando il 'potere della gente' riempie le strade, in ogni angolo della regione si reclamano diritti, tranne che per i migranti. 

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Il recente rapporto dell'istituto londinese Chatam House, dal titolo “Le rivolte arabe e i mercati internazionali del petrolio", traccia un quadro generale delle conseguenze della 'primavera' sul mercato del petrolio. Anzi, sui 'mercati' del petrolio.

Chi sono le donne mediorientali? Chi è Hana Shalabi? Chi è Ekhlas? Chi è Najah? La settimana scorsa al cinema all'Apollo 11 di Roma si è tenuta la presentazione del docu-film di Carolina Popolani “Zaynab’s Sisters”, e del libro di Renata Pepicelli “Il Velo nell’Islam”. Un evento che ci porta a scoprire "nuove vie di soggettività".

Quando Mona Kareem aveva 11 anni qualcuno le chiese da dove venisse, ma non fu in grado di rispondere. Mona non esiste, per nessuno. E' un'invisibile perché non ha doveri, ma neanche diritti. Ecco la tragedia più dimenticata dall’agenda politica della comunità internazionale. 

Nel rapporto di Front Line, il 2011 viene dedicato alla libertà di riunione. È stato questo il diritto maggiormente messo in discussione nel corso dell’anno appena trascorso, ed è proprio questo il diritto che ha permesso ai difensori dei diritti umani di esprimersi. Un diritto che è stato conquistato e riaffermato con la forza del popolo, soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa.

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