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Iran. I Pallett e lo scacco matto alla censura

La loro divertente esibizione sull'emittente TV Haft Radio ha certamente segnato il 2014 della musica iraniana di ultima generazione.

 

 

Loro sono i Pallett, band di Teheran composta da cinque elementi, che propongono una fusione frizzante di musica persiana, sonorità balcaniche e pop, ritmi jazz e sudamericani.

La loro avventura artistica comincia nel 2010, ma è all'inizio di quest'anno che il loro nome è letteralmente esploso, quando si sono esibiti per la prima volta nella TV pubblica aggirando le assurde regole della censura con una trovata buffa e intelligente.

Nella TV iraniana, infatti,  fin dai primi giorni della rivoluzione è vietato mostrare gli strumenti musicali durante le performance perché, secondo i leader religiosi, essi promuoverebbero il vizio e la depravazione (anzi, per quelli della linea più dura sarebbe meglio evitare del tutto di mandare in onda la musica).

A causa di questa interpretazione restrittiva, per molti anni la trasmissione della musica pop non ha avuto un posto sui media statali. Poi pian piano, grazie a una lettura più morbida dei valori islamici e alle politiche riformiste, questo tabù si è rotto, ma non del tutto.

Così, l'Islamic Republic of Iran Broadcasting (IRIB) ha adottato una curiosa politica per diffondere la musica senza in realtà mostrare gli strumenti: quando manda in onda un concerto o un video musicale, le immagini dei musicisti vengono spesso sostituite con scene della natura come fiori o cascate, cosa che ha provocato spesso dure critiche da parte di artisti, musicisti e personaggi della cultura.

Cos'hanno fatto allora i Pallett all'inizio di quest'anno? Per evidenziare l'assurdità di questa regola, durante la loro apparizione al programma TV di Haft Radio (Radio 7) si sono esibiti senza strumenti, mimando la loro performance in perfetto stile "air-band".

Non avendo rotto alcun regolamento non hanno subito alcuna ripercussione, ma da quel momento in poi la loro bacheca Facebook è stata letteralmente invasa da commenti entusiasti e dibattiti, e il loro atto, considerato un modo intelligente e divertente per sfidare lo status quo in vigore, è stato accolto per lo più con favore.

Ma chi sono i Pallett? La band è composta da un set insolito di contrabbasso (Dariush Azar), chitarra (Kaveh Salehi), violoncello (Mahyar Tahmasebi), clarinetto (Rouzbeh Esfandarmaz) e voce (Omid Nemati) a cui si aggiungono a seconda dell'esigenza altri musicisti e strumenti come fisarmonica e percussioni.

La loro musica è chiaramente ispirata alla musica popolare europea, ai ritmi e sonorità balcanici, jazz e pop, a cui si aggiunge lo stile vocale unico del cantante Omid Nemati che lega indissolubilmente la band all'Iran e alla tradizione persiana. Oltre alle melodie vocali, i testi si basano infatti sulla potenza del simbolismo e delle metafore, alla maniera del grande poeta del XIV secolo Hafez e altri grandi nomi della poesia del paese.

Anche questo ha permesso loro di aggirare la rigida censura ancora imperante nel paese, che mal tollera la musica di ispirazione occidentale, nonostante le promesse pre-elettorali del presidente Rouhani.

Tra poesie d'amore e richiami alla storia del paese – come nella loro "A Thousand Tales", uno dei brani più famosi – la band è riuscita ad esibirsi dentro e fuori dal paese.

Una curiosità: in un articolo apparso di recente su Ahram Online il co-fondatore della band Rouzbeh Esfandarmaz racconta che tutti i loro pezzi si trovano già sul noto social di condivisione musicale Spotify e su iTunes, ma che la band stessa non ha idea di chi stia vendendo i diritti di utilizzo delle canzoni, o stia ottenendo denaro dalla loro riproduzione.

Un problema probabilmente comune a molti gruppi musicali, soprattutto a quelli indipendenti, che oggi diffondono la loro musica soprattutto attraverso il web, e che guadagnano – se guadagnano –  principalmente dai concerti o dalla vendita dei cd alla vecchia maniera.

In ogni caso, il primo album dei Pallet, che si chiama Mr. Violet, ha riscontrato un grandissimo successo, soprattutto tra i giovani il cui malcontento verso certe regole imposte da politica, cultura e religione comincia a emergere sempre più chiaramente grazie anche al web e alla diffusione dei social.

Sotto, il video che ha aggirato la censura TV.

 

23 Novembre 2014
di: 
Anna Toro
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