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Libano. Quando la musica si fa satira

Dapprima si viene conquistati dal loro sorriso e il loro brio ma, se si presta bene attenzione alle canzoni, si capisce che dietro al gioco c’è molto di più.

 

 

Loro sono Noel e Michelle Keserwani, artiste e sorelle di 24 e 26 anni, che da qualche anno si sono ritagliate il loro spazio nella scena musicale underground libanese grazie ai loro video scanzonati e divertenti, e ai loro testi spesso sarcastici e provocatori. I loro video più importanti sono tre: "Jagal el-Usek", '"3AL Jamal Bi Wasat Beirut", e "Panic Bel Parlement", che toccano argomenti diversi, dagli stereotipi alla critica sociale, fino alla politica. Osservatorio Iraq le ha intervistate per voi.

 

Qual è il vostro genere musicale? A volte fa pensare al rap, non solo per la cadenza del cantato, ma anche per l’importanza che date alle parole.

Il nostro genere infatti è la satira. I testi sono l'elemento più importante in ciò che facciamo, mentre la musica arriva al secondo posto, anche se cerchiamo sempre di rendere la melodia divertente, leggera e facile da ricordare. Dato che in genere parliamo della società e del governo in modo satirico, dicendo che ''non va tutto bene”, cerchiamo di alleggerire il tutto con la melodia per assicurarci che il nostro messaggio arrivi a tutti senza problemi. (E ridiamo molto mentre cantiamo, il ché aiuta parecchio!)

La vostra canzone "3AL Jamal Bi Wasat Beirut'" (Sui cammelli nel centro di Beirut) ne è un esempio.

Per il video di questa canzone/performance abbiamo noleggiato due cammelli e siamo andate in centro a Beirut, senza il permesso delle autorità. L’abbiamo fatto perché volevamo dimostrare un punto (e, naturalmente, anche perché era divertente!), e forse il modo migliore per descriverlo sta proprio nella didascalia sotto il video Youtube:

"Quando andate in centro a Beirut, vi siete mai sentiti come ai margini di una ‘gara di potere’ dove ‘la crème de la crème’ dei cittadini sta sfilando con le loro auto nuove, i vestiti più alla moda, i sigari più lunghi… e quando osate entrare nel loro piccolo mondo perfetto col rischio di essere additati a morte, vi rendete conto che vi stanno privando di godere della bellezza della città? Bene, e chi l’ha detto che è illegale essere meno fortunati e passeggiare in centro? Così, con un gruppo di amici abbiamo voluto dare una dimostrazione pratica di questa teoria, e siamo entrati nella capitale con dei cammelli".

Una bella sfida…

Sì, ma non è tutto. Quando viaggiamo e diciamo che veniamo dal Libano, un sacco di gente ci chiede: '"Ma c’è l’acqua nel vostro paese? Ci sono alberi? Siete rifugiati di guerra? Avete auto oppure cammelli?" Queste domande sono molto buffe, ma anche molto tristi. E’ triste sapere che molte persone non hanno idea di come sia davvero il nostro paese. Abbiamo problemi politici, sociali e ambientali, certo, ma abbiamo anche un sacco di acqua, una cultura magnifica, un paesaggio naturale fantastico, condizioni meteorologiche ideali, una popolazione per la maggior parte accogliente e amorevole, i party più folli… e 4 o 5 cammelli forse. Tra l’altro, trovare quelli per il nostro video non è stato mica facile! (Volete farvi un’idea del vero clima del nostro paese? Se tralasciamo i problemi, questo clip che abbiamo visto di recente lo descrive perfettamente!) 

In "Panique Bel Parlement", tra i vostri ultimi lavori, la satira va a colpire direttamente la politica. Ci potete raccontare l'origine di questa canzone e del video?

Il titolo significa "Panico in parlamento", e il pezzo è stato ispirato dalle sessioni parlamentari nel nostro paese in cui i politici si comportano in maniera molto infantile, come se fossero in uno zoo. Alcuni di loro si addormentano durante le riunioni (in cui si dovrebbe decidere il nostro destino per i prossimi anni), mentre altri si azzuffano tra loro: stiamo parlando di combattimenti alla “Mortal Combat”, con armi come bicchieri d'acqua tirati addosso, insulti e qualche volta perfino lanci di sedie! (Questo è accaduto veramente tra 2 politici durante un dibattito televisivo). E alla fine di ogni sessione votano, con la gomma da masticare in bocca, tra proclami e dichiarazioni che tutto andrà bene e che dobbiamo solo essere pazienti! E poi evviva, si va tutti a casa! Insomma, le nostre sessioni parlamentari e i nostri politici sono disgustosamente divertenti.

Così, nel video di "Panique Bel Parlement" abbiamo immaginato che, finita la seduta, il vento improvvisamente chiude le porte del parlamento e tutti i politici restano bloccati dentro, dove ogni cosa che accade alla gente comune del paese accade anche a loro: l’elettricità si esaurisce, si scatenano inondazioni che annegano tutti, e quando cercano di chiamare qualcuno fuori dal parlamento (simbolicamente, quando cercano l’aiuto di altri paesi) scoprono che le connessioni internet e del telefono, 3G e 4G, non funzionano! Così vediamo le loro reazioni reali verso i problemi quotidiani che noi affrontiamo continuamente, lontano dalle solite prediche con i falsi sorrisi e le belle cravatte sempre ben stirate.

Dopo scontri sanguinosi e scene panico, infine trovano la chiave per uscire, ma decidono di “nascondere via tutto sotto i tavoli'' per mantenere segreta questa storia e riapparire di nuovo felici e sorridenti di fronte al pubblico.

Un finale amaro… Di fronte a una politica del genere, come vi rapportate voi ragazzi? E la società in generale?

Il giovane libanese è diviso quando si tratta di politica. Alcuni di loro sono molto vaghi e menefreghisti, altri sono arrabbiati e attivi. Non incolpiamo i primi per la loro reazione, dato che i nostri problemi politici e sociali possono sembrare un circolo vizioso. MA, dovremmo essere noi a rompere questo ciclo, anche se ci vorrà un sacco di tempo e di fatica! Per ogni problema, la gente può scegliere di rinunciare o di combattere: a volte lottare per un paese significa prendere le armi, come nei giorni dei nostri genitori, altre volte significa prendersene cura, cercando di lavorare per esso, anche se da lontano. Noi ad esempio combattiamo in prima persona per il nostro paese, mettendone in luce le falle in modo costruttivo, con i nostri mezzi che sono quelli dell'arte.

Da fuori, infatti, almeno da chi conosce un pochino il contesto, la gioventù libanese e la vostra società appaiono ben vive e dinamiche. E’ così?

E’ vero! Il nostro paese ne ha passate tante, tra guerre, crisi economiche, problemi sociali e politici, che hanno distrutto e rovinato la vita di molte persone in modi anche irreparabili.

Ma per coloro che sono sopravvissuti, e soprattutto noi giovani, tutte queste esperienze ci hanno fatto apprezzare ogni singolo aspetto bello della vita. Abbiamo imparato a riconoscere il meglio perché abbiamo visto il peggio. Abbiamo problemi ancora oggi, certo, ma cerchiamo di combatterli, anche con l’educazione, la tolleranza, la cultura, le arti. E questo è ciò che rende la nostra società dinamica. Ci rifiutiamo di vivere nelle tenebre. Vogliamo aggiustare il nostro paese e vivere felici per il bene di tutte le persone che hanno vissuto e sono morte per il Libano. Lavoriamo duro e ci divertiamo ancora di più: non possiamo smettere di pensare a costruire un futuro migliore e, allo stesso tempo, riteniamo che ogni giorno potrebbe essere l'ultimo della nostra vita e quindi abbiamo bisogno di godere di ogni singolo momento felice all'estremo. Il nostro dinamismo deriva dalla nostra volontà di riparare e cambiare una realtà che è spesso stata molto amara.

Questo si riflette anche sulla musica: la scena musicale underground in Libano è enorme, dal Zeid Hamdan ai Mashrou' Leila e molti altri. Sentite di farne parte anche voi ora?

E’ una scena che si sta evolvendo molto rapidamente grazie a un sacco di artisti e band di talento, e noi siamo onorate di farne parte.

Quando avete iniziato a fare musica insieme?

Non riusciamo a ricordare quando abbiamo iniziato. Siamo sorelle, e pensiamo in modo spaventosamente simile. In pratica, scriviamo e scherziamo insieme da sempre.

Finché non sono arrivati i social network, e YouTube, in particolare…

Sì, YouTube soprattutto è stato molto importante per noi, perché è lì che abbiamo iniziato la nostra avventura. La prima canzone, cantata da Michelle, è diventata per caso virale proprio su YouTube [si tratta di “Jagal el Usek”, una spassosa satira su una certa categoria di ricchi studenti libanesi e i loro stereotipi sulle donne N.d.r.] E l'enorme impatto che ha avuto questa canzone ci ha incoraggiate a produrne e pubblicarne altre. Amiamo YouTube perché possiamo caricare le nostre canzoni senza alcuna restrizione, e possiamo vedere chiaramente, senza l'impatto di pubblicità o pressioni di qualsiasi tipo, il numero reale di persone che l’hanno ascoltata, a quanti è piaciuta e non, con le loro oneste (a volte molto oneste!) opinioni a riguardo.

Quali sono i vostri principali progetti futuri?

Abbiamo lavorato per un paio d'anni con una fantastica compagnia online su diversi progetti che dovrebbero essere pubblicati quest’estate e che contengono le nostre canzoni, video, illustrazioni. All’orizzonte c’è anche un film, concerti e molto altro.

 

 

11 Gennaio 2015
di: 
Anna Toro
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