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Poesia ed elettronica nella terra di N3rdistan

Dal Marocco all’Europa, il suo nome è indissolubilmente legato al suo progetto musicale, fatto di beat orientale e suoni digitali, atmosfere urbane, rivendicazioni sociali contemporanee e versi universali. Intervista a Walid Ben Salim.

 

 

Classe 1984, abiti colorati e una folta chioma riccia che lo contraddistingue, Walid Ben Salim aka N3rdistan mostra sul palco un’inesauribile energia, in uno spettacolo a metà tra il mistico e il metropolitano che sta avendo sempre più successo soprattutto sul nostro continente. 

Sono sempre più numerosi, infatti, coloro che si fanno rapire dalla sua musica, un ibrido di generi che mescola versi propri in rap a quelli dei grandi poeti arabi come Mahmoud Darwish e Nizar Qabbani, e in cui le lotte del passato e quelle presenti s’intersecano e diventano voci e aspirazioni collettive.  

Abbiamo fatto due chiacchiere con Walid, per conoscere meglio quest’avventura musicale che condivide con i suoi compagni di band.

 

Che cos’è il progetto N3rdistan? Sembra qualcosa che non è facile definire, tra rap, poesia, musica elettronica, rock, e molto altro ancora...

Sì, N3rdistan è tutto questo in una volta e anche di più. Il nostro obiettivo, infatti, è di non aderire ad un solo genere musicale, ma di indossare i colori e la musica che ci piacciono, come fossimo noi stessi dei paesaggi sempre diversi con pianure e montagne, mari e oceani. Amiamo molti stili musicali e vorremmo introdurli tutti!

A questo punto, le tue ispirazioni artistiche e musicali saranno tantissime.

Esatto. Proprio come i paesaggi di cui ti parlavo, ascolto ogni sorta di generi e artisti, da Oum Kalthoum fino ad Amon Tobin, i Tool, i Rage against the machine e Al Jarreau. Tutto questo insieme alle arti visive e cinematografiche, da Beepel a Charlie Chaplin.

So che anche la poesia araba gioca un ruolo importantissimo nel progetto N3rdistan. 

Adoro la poesia, e infatti per la nostra musica usiamo spesso testi di poeti come Ahmed Matar, Nizar Qabbani o Al Rundi. I soggetti possono essere la satira o la lotta, anche se manteniamo una preferenza per la libertà e l'Amore Universale.

Per quanto mi riguarda, l’amore per la poesia araba l’ho ereditato dai miei antenati in generale, e da mia madre in particolare. Per me la poesia è la sintesi delle idee. Un poeta ci può trasportare con un solo verso e la sua parola ci fa trascendere verso i più diversi stati d'animo. La poesia araba in particolare è una costante nella cultura araba, ne ha accompagnato ogni momento anche prima dell'Islam, così come la musica. Il verbo e la parola araba furono incise e valorizzate dalla poesia, la quale ha permesso di arricchire la lingua araba stessa. 

Sei nato a Casablanca, quanto di questo luogo c’è nella vostra musica? E com’è lì la scena musicale?

E’ ben viva! Casablanca è la mia città natale, dove sono cresciuto, e questo si riflette soprattutto nella parte urbana della nostra musica e in quella miscela organizzata che è il nostro pensiero.

Quando hai iniziato a fare musica? 

Ho iniziato a cantare all'età di 5 o 6 anni, prendendo i brani di Marcel Khalifa  e proponendoli a chiunque avesse voglia di ascoltarmi. Più avanti, durante l’adolescenza, ho creato con un amico (Houssine) il mio primo gruppo rap: è stato il modo mio personale per mettere in discussione lo stato di cose e chiedere la mia emancipazione. Fino al progetto attuale. Oggi i miei compagni di musica sono 3: Benjamin Cucchiara alla kora (la tradizionale arpa-liuto africana) e al flauto fulano, Widad Broco ai campionamenti e voce, e Cyril Canerie alla batteria e percussioni.

La vostra musica ha connotazioni politiche? 

Certo, tutto ha una connotazione politica. Quello che vogliamo è diffondere il messaggio di pace, amore e libertà attraverso la nostra musica, perché questi sono i nostri valori!

... Poi ad un certo punto sei andato in Francia. Un paese che sta attraversando un momento delicato. Da musicista e da cittadino immigrato, come percepisci questo clima? 

In primo luogo, in N3rdistan si condanna fermamente qualsiasi ricorso alla violenza, qualunque sia la sua natura, e l'uso e la produzione di armi è vietato. Per quanto riguarda l'atmosfera in questo momento, mi rincresce davvero la strumentalizzazione degli eventi tragici per scopi politici o ideologici. Ma si tratta solo di una fase, perché la speranza vince sempre. Questo è ciò che ci rende umani.

Il fatto che alcuni parlino sempre più spesso di chiudere le frontiere, mi ricorda casa mia durante il 14 ° secolo, quando una categoria settaria di pensiero sviluppata in Nord Africa e Medio Oriente aveva finito per ripiegarsi su se stessa, rifiutando ogni contatto esterno. In realtà sono convinto che non si possa fermare il movimento degli esseri umani. Fa parte della nostra natura, l'uomo si è sempre mosso, ha sempre cambiato luogo, è sempre migrato. Leggi scritte o confini prestabiliti non possono fare nulla contro le leggi naturali.

Parli "del" N3rdistan come di un vero e proprio paese….altrove l’hai tradotto letteralmente come “la patria degli esuli digitali”. Una sorta di luogo geografico immaginario della libertà e dell’utopia, con un riferimento anche al web?

N3rdistan è un mondo nuovo, senza frontiere e senza carte d’identità, in cui la valuta si scambia in vibrazioni e non in moneta, e dove l’utopia si realizza grazie alla convinzione. Mai nella storia siamo stati così in tanti a sperare e condividere questa speranza, mai nella storia siamo stati così pieni d’amore e devoti. Il futuro appartiene a coloro che sperano e che vogliono cambiare il mondo, ed è l’unico modo per cambiarlo davvero.

Un ottimismo che rincuora, di questi tempi. Quando vi vedremo in Italia?

Quando volete! (nel senso: appena qualcuno ci invita!!)

Speriamo che qualche organizzatore di eventi musicali colga al più presto il suggerimento. Per quanto riguarda la produzione, ci sono diversi pezzi e video online, ma a quando un’uscita ufficiale?

Presto! Usciremo col nostro primo EP a fine febbraio.

 

Foto di Cecile Cellerier. 
Per vedere il primo video ufficiale di N3rdistan clicca qui.

 

25 Gennaio 2015
di: 
Anna Toro
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