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L’amore che fa aprire gli occhi all’Europa

“Io sto con la sposa” non è solo un film: è una sfida aperta all’idea che sottintende alle politiche europee sull’immigrazione. L’idea del migrante come nemico, ostacolo, paura e pericolo. 

 

Già il fatto di essere arrivato ad un palcoscenico così importante come il Festival del Cinema di Venezia è forse il risultato migliore che si potesse raggiungere. 

Ma è altrettanto vero, come potranno constatare oggi gli spettatori che vi assisteranno in anteprima alla Biennale, che “Io sto con la sposa” è un film che non si pone limiti. O meglio, non può permetterseli, per quello che ha già raggiunto, prima ancora di essere ultimato: superare le frontiere europee, in barba ai controlli e alle leggi, grazie a un corteo nuziale. 

Come è stato possibile tutto ciò?

Gli autori Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry lo spiegano sul sito del film,  in modo chiaro e semplice, così come candido è un abito da sposa:

“Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia.Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un'amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri.

Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un'Europa sconosciuta. Un'Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell'incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013.

Un film documentario ma anche un'azione politica, una storia reale ma anche fantastica.

"Io sto con la sposa" è tutte queste cose insieme. E questo suo carattere ibrido ha dettato fin dall'inizio delle scelte precise. A partire dal trattamento del film. Non abbiamo scritto dialoghi né personaggi, ma abbiamo organizzato il viaggio ragionando per scene. Abbiamo cioè immaginato delle situazioni all'interno delle quali far muovere liberamente i nostri personaggi, ormai abituati alla presenza delle telecamere.

Tuttavia le riprese hanno sempre dovuto mediare con le esigenze dell'azione politica. Perché in Svezia ci dovevamo arrivare per davvero, non tanto per fare un film. E dovevamo arrivarci nel più breve tempo possibile. Questo ovviamente ha comportato ritmi di lavoro durissimi: dodici ore di macchina al giorno, le scene da filmare, i file da scaricare e quando andava bene tre ore di sonno a notte. Se la troupe non ci ha piantato il primo giorno, è stato per il clima che si è creato.

Condividere un grande rischio e un grande sogno, ci ha inevitabilmente unito.

E quell'esperienza ha inevitabilmente cambiato il nostro sguardo sulla realtà, aiutandoci anche nella ricerca di una nuova estetica della frontiera. Di un linguaggio cioè che, senza cadere nel vittimismo, sia capace di trasformare i mostri delle nostre paure negli eroi dei nostri sogni, il brutto in bello, i numeri in nomi propri."

I numeri. Quelli che tra poco meno di un mese ci verranno ricordati a un anno di un’ennesima tragedia accaduta in mare, al largo delle nostre coste.

Cifre senza nomi, corpi senza un’identità, che non arrivano solo in mare, ma che transitano ogni giorno in Italia per raggiungere mete ben più ambite, come ci ricorda un altro esempio cinematografico illuminante (Terra di Transito, di Paolo Martino), o che lavorano duramente per avere un futuro più bello (e nel contempo migliorare le nostre economie). Tutti anche chi ha già modo di sperimentare certe dinamiche in “terre di mezzo” (The land between, di David Fedele) che immaginano da fuori un’Europa che offre riscatto, opportunità e successo, al riparo da guerre e persecuzioni.

E invece, una volta arrivati, nella maggior parte dei casi la realtà è diversa.

“Io sto con la sposa” sfida e mostra questa realtà con uno sguardo innovativo, originale, bello, come solo gli esseri umani sono capaci di fare. Con un semplice, ma coraggioso, gesto d’amore, il film restituisce umanità e dignità a tutte quelle cifre, nomi e identità. Un gesto che, come redazione, sosteniamo con convinzione. 

 

04 Settembre 2014
di: 
Redazione
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