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"Sandarah": di guerra e di umanità

Un messaggio universale nel corto animato del kuwaitiano Yousef Al Bagshi.

 

 

"Sandarah" è una parola kuwaitiana e sta ad indicare quella sorta di ripostiglio o mini-soffitta situato sopra la porta di una qualsiasi stanza della casa (in genere il bagno). 

Un luogo simbolo – ma anche molto concreto – che l’artista Yousef Al Bagshi ha scelto come titolo per il suo cortometraggio animato, ambientato durante l’invasione irachena del Kuwait nel 1990.

Il corto dura 7 minuti, in cui seguiamo la vicenda di un giovane fotografo, costretto a unirsi all’esercito iracheno, mentre compie con la sua pattuglia dei rastrellamenti in un quartiere abbandonato. In quel periodo, infatti, non era raro per le forze invasori fare irruzione nelle case alla ricerca di nemici e oggetti di valore da depredare.

Ad un certo punto, durante una di queste perquisizioni, il giovane sarà chiamato a fare una scelta cruciale, in un crescendo di emozioni e suspense. Fino al colpo di scena finale.

Il corto è privo di dialoghi, in modo che qualsiasi spettatore possa facilmente seguirne la narrazione. Dopotutto il messaggio è universale, al di là delle appartenenze, delle nazionalità, dei conflitti in corso. 

Uscito l’anno scorso – ma passato inosservato qui da noi – si tratta del suo primo cortometraggio di animazione e, secondo quanto scrive lo stesso Al Bagshi nella didascalia del video, sarebbe "basato su una storia vera". Costato un anno e 5 mesi di lavoro, il film ha ricevuto diversi riconoscimenti, compreso il primo premio al festival VOYA di Hollywood. 

 

 

22 Dicembre 2015
di: 
Anna Toro
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