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Iraq. La piazza non molla, e si organizza

Al settimo venerdì consecutivo la popolazione irachena scende di nuovo in strada, in massa. Per chiedere che le riforme entrino in vigore, invocando le dimissioni del Primo ministro. E per organizzarsi. 

 

 

“Lo slogan più importante oggi era diretto al Primo ministro”, racconta Hisham da Baghdad, mandando messaggi vocali via Facebook ad Osservatorio Iraq.

“Deve lasciare, deve dimettersi”, è la sentenza della piazza,che al settimo venerdì consecutivo di protesta comincia ad alzare il livello delle richieste. 

Rispetto ad una settimana fa, Haider al-Abadi gode di ancora meno credibilità rispetto alle riforme da lui stesso promosse e approvate l’11 agosto scorso in Parlamento, ma ancora non entrate in vigore. E se fino ad ora le dimostrazioni erano mosse più dalla spontaneità e dal passaparola (venerdì a Baghdad c’erano comunque circa 17mila persone, a piazza Tahrir), venerdì qualcosa è cambiato. 

Attivisti, intellettuali, rappresentanti di organizzazioni della società civile, alcuni dei quali parteciparono alle dimostrazioni del febbraio 2011, hanno annunciato la formazione di una “Amministrazione delle manifestazioni”.

L’annuncio è stato pubblicato sulla piattaforma dell’Iraqi Civil Society Solidarity Initiative (ICSSI), sostenuta, tra le altre, anche dall’associazione italiana “Un ponte per...”. Lo riportiamo di seguito tradotto in italiano. 

Sono ormai passate sei settimane da quando le manifestazioni pacifiche a Baghdad e nelle province irachene sono iniziate. Ma ancora manca una reale risposta dal governo alle legittime richieste dei manifestanti per riformare il sistema politico, per invocare la responsabilità dei funzionari corrotti e per pretendere i servizi necessari e di base per la popolazione. 

Le dimostrazioni vivaci e pacifiche di piazza Tahrir hanno ispirato un numero crescente di persone a prendervi parte – attiva, in quanto attivisti nonviolenti. Questo fatto, a sua volta, ha evidenziato la necessità di una maggiore organizzazione. 

In risposta a questa esigenza un certo numero di attivisti di lungo periodo, molti dei quali hanno diligentemente lavorato per un Iraq unico e democratico sin dalle manifestazioni del febbraio 2011, hanno cominciato ad assumersi questa responsabilità. Queste stesse persone hanno organizzato le proteste e hanno rappresentato i manifestanti, spesso parlando in loro nome. 

Attivisti, intellettuali e rappresentanti di organizzazioni civili, si sono visti e hanno tenuto una riunione in cui hanno scelto di formare una "Amministrazione delle manifestazioni". L’obiettivo è quello di coordinare le richieste di negoziazione delle riforme con le autorità di Baghdad. I nomi dei suoi membri saranno annunciati più avanti.

Alla luce di tutto questo, è con grande soddisfazione che salutiamo la saggia autorità religiosa di Najaf (l’Ayatollah al-Sistani, ndt) per il sostegno che ha offerto alle nostre legittime richieste, che si manifesta nella sua decisione di dare priorità allo Stato civile rispetto ad altre lealtà e affiliazioni, e in questo, sostenendo la nazione nella sua lotta contro la corruzione.

Inoltre va notato che un mese fa, dopo l'inizio delle manifestazioni, le presidenze del Consiglio dei ministri e la Camera dei Rappresentanti hanno presentato due documenti di riforma che sono stati votati in Parlamento. Anche se questi documenti non corrispondevano chiaramente al livello delle rivendicazioni popolari sono stati comunque accolti positivamente dall'opinione pubblica, e sono stati considerati un possibile primo passo di un percorso di riforme radicali e globali.

Tuttavia, dato che il periodo di un mese che era stato assegnato per l'attuazione delle riforme è scaduto, abbiamo il sospetto che ci siano stati tentativi deliberati di ritardare il processo di attuazione che renderebbe le riforme reali. Gli sforzi per eludere l'applicazione di tali importanti misure sembrano essere stati fatti da forze politiche influenti in seno al Consiglio dei ministri e alla Camera dei Rappresentanti.

Pertanto, confermiamo qui il nostro impegno costante per garantire che queste importanti riforme diventino una realtà. Il nostro impegno è ora più forte di prima di fronte a coloro che cercano di contrastare la volontà del nostro popolo, e continueremo a protestare pacificamente, coerentemente con lo spirito della Costituzione irachena.

Mentre ribadiamola nostra determinazione a marciare sulla via di una riforma reale e di lungo termine, vogliamo sottolineare l'urgente necessità di partire dall'autorità giudiziaria, perché ogni processo di riforma che non inizia con la magistratura alla fine contribuirà alla corruzione e approfondirà le sue radici.

Diciamo tutto questo con passione e convinzione: siamo rafforzati dai numeri in crescita che sono dalla nostra parte, dalla nostra unità e dalla legittimità della nostra causa, e continueremo le manifestazioni pacifiche, invigorendo il nostro movimento, fino a quando i nostri diritti legali saranno rispettati e tutelati.

 

*La foto pubblicata mostra la conferenza stampa tenuta dagli attivisti venerdì a piazza Tahrir, Baghdad. Si ringrazia Hisham al-Mozany per la gentile concessione. 

 

13 Settembre 2015
di: 
Stefano Nanni da Dohuk - Kurdistan iracheno
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