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Speciale Tunisi/ "La mia Siria dimenticata"

“Sostengo la lotta del popolo curdo in Rojava, ma mi chiedo per quale ragione della resistenza siriana non si parli. Il nostro obiettivo? Dimostrare che Daesh e Asad sono due facce della stessa medaglia”. Ya Basta Caminantes intervista Maria Al Abdeh, attivista siriana, in occasione del Forum Sociale Mondiale di Tunisi. 

 

 

 

Con te vorremmo ripartire proprio dal 2012, dal periodo nel quale le proteste in Siria contro il regime di Assad sono state ferocemente represse...

Per 40 anni in Siria non c’è stata società civile, le organizzazioni erano tutte controllate dal regime. Nel 2012 la rivoluzione era già iniziata, in maniera molto pacifica. In quel momento molto rapidamente tutti i leader del movimento che si opponeva al regime sono stati arrestati e parallelamente tutti gli estremisti sono stati fatti uscire dalle prigioni di Asad . 

Vi faccio un esempio che è quello di Ghiath Matar, un giovane di 25 anni che partecipava ai movimenti sociali e alle proteste, offrendo fiori ai soldati che sparavano. E’ stato arrestato e restituito morto tre giorni dopo ai genitori. Negli stessi giorni un leader estremista, che oggi governa la regione di Rutah, è stato liberato dalle prigioni di Asad. Tutto quello che si vede oggi Asad l’ha preparato dicendo che combatteva gli estremisti, ancora prima che ce ne fossero, quando invece c’erano richieste sociali di libertà, giustizia, uguaglianza e nelle piazze si intonavano slogan come “il popolo siriano è uno”. Con la crescita della violenza, perché all’epoca abbiamo visto come il regime bombardava i civili, è chiaro che i giovani hanno iniziato ad armarsi.

Inoltre il regime ha fatto uscire tutti gli estremisti che, come dire, si sono in qualche modo uniti alla rivoluzione, raggiungendola, e creando così questa situazione di violenza e di caos che si vede oggi.

 

Adesso che si è sviluppato uno scenario completamente nuovo con la creazione dello Stato Islamico proprio a partire dalla Siria, Asad viene presentato come un combattente per la libertà...

Numero uno. Ci sono cose molto semplici da sapere sulla Siria. Ho già detto che moltissimi estremisti sono stati fatti uscire dalle prigioni del regime. Numero due: la violenza di Asad ha prodotto tutto ciò che vediamo oggi. 

Molti giovani sono stati arrestati e torturati nelle maniere più orribili nelle prigioni: non ci si deve stupire che siano passati dalla parte dell’estremismo. La produzione dell’estremismo si è costruita nelle carceri del regime, questo è molto importante da sapere. Numero tre. Asad gode di una totale impunità internazionale, e può commettere crimini come bombardare la popolazione con armi chimiche.

E’ ovvio quindi che si sia prodotta un’escalation di violenza. 

Non bisogna inoltre dimenticare che Daesh e Asad continuano ad avere delle relazioni. Il petrolio è comprato e venduto tra i due Stati. L’ultimo esempio che voglio fare è rispetto alla città di Raqqa, che è stata presa da Daesh nel 2013. Daesh ha conquistato il più grande edifico della città. Asad ha bombardato tutta la città, tranne questo edifico. 

Daesh è un prodotto della modernità, di tutti i problemi contemporanei, ma anche e certamente un prodotto di Asad. Lo ha creato per dire che è il solo a poterlo combattere.

C’è una campagna in Siria che si chiama “Same Shit” nata proprio per affermare che Asad e Daesh sono la stessa cosa, questo è il sentimento tra i siriani. Io ho molti amici che sono stati arrestati da Asad e allo stesso tempo arrestati o ricercati da Daesh. Per noi sono la stessa cosa.

 

Noi dall’Europa stiamo guardando con attenzione e solidarietà alla lotta dei curdi nella zona del Rojava. Come attivisti siriani qual è il vostro punto di vista?

Plaudo tutte le resistenze contro Daesh, che vengano dalla parte dei curdi o da altri. Ma non ci sono solo i curdi che combattono. I curdi fanno parte della mia identità nazionale. Ma quello che mi ferisce è che mentre i curdi agiscono, ci sono altri villaggi siriani, arabi, che combattono contro l’Isis, e non capisco perché si voglia vedere solo una parte delle cose. 

Quando le giovani curde hanno preso le armi tutto è stato molto mediatizzato, ma era la stessa cosa che nel 2013 avevano fatto anche le giovani siriane. Eppure non se ne è parlato. Perché vengono mediatizzati solo alcuni aspetti mentre altri passano sotto silenzio? Questo non significa che io sia contro la causa curda. Io sono assolutamente a favore dei diritti di tutti i siriani e di tutte le minoranze in Siria, etniche religiose o altro.

 

Sappiamo che ora sembra un sogno, ma i curdi parlano di una Siria in cui si possa vivere insieme, arabi, curdi, cristiani.

Abbiamo già vissuto insieme, non si tratta di elementi esterni che cercano di vivere insieme. E’ chiaro che c’è stata la violazione dei diritti di alcune parti. E’ anche chiaro che ancor prima della violazione dei diritti delle minoranze c’è stata una totale violazione dei diritti umani. L’essere umano in quanto tale non è stato rispettato in Siria. Certo, costruire una patria in cui possano vivere tutti è un sogno, ma ci si arriverà.

Può essere che sia una nascita dolorosa, ma penso che ci arriveremo perché siamo in tanti a volerlo, siamo tanti ad essere fieri dell’identità-mosaico della Siria. Non è solo un’utopia, ma un obiettivo da raggiungere.

 

Cosa pensi del dramma delle persone costrette a fuggire dalla Siria, e del fatto che non trovino un’accoglienza degna nei paesi in cui arrivano come Libano o Giordania, senza parlare dell’Europa...

E’ una vergogna. Non so cosa dire ogni volta che vedo arrivare dei siriani (in Francia, ndr). Una volta mi hanno chiamato per il caso di un giovane di 14 anni che era arrivato da solo perché i suoi fratelli erano stati arrestati in Siria e la famiglia era riuscita a metterlo in mare affinché scappasse. 

Quando mi hanno chiamata per andarlo a prendere non sapevo cosa fare. Non c’è nessuna attivazione di servizi per accogliere questi rifugiati, che sono traumatizzati dalla guerra. Arrivano in quello che si dice essere il paese dei diritti umani, e ciò che trovano è il contrario. Io sostengo gli sforzi della società civile in Francia, dove vivo, e in altri paesi in cui si cerca di fare del proprio meglio per aiutare questi giovani.

 

*Questa intervista è stata realizzata da Ya Basta Caminantes, ed è stata originariamente pubblicata sul sito dell’associazione.

 

01 Aprile 2015
di: 
Ya Basta Caminantes*
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