• ISSN: 2240-323X
  • Icona Facebook
  • Icona Twitter
  • Icona Youtube
  • Icona RSS Feed

Tu sei qui

La Giordania non è un paese per donne

Reagendo alla difficoltà di essere una donna in Giordania, una blogger riflette sul trattamento umiliante che subisce nelle strade del suo paese. Ad Amman, uscire dalla porta può essere inquietante per le ragazze. 

 

 

 

La Giordania non è un paese per donne. Probabilmente state pensando: Cosa? Come puoi dire questo? Come può una popolazione anche solo funzionare ed esistere con una sola metà, quella maschile? Devi aver completamente sbagliato titolo per il tuo post, dato che le donne in Giordania hanno raggiunto posizioni autorevoli ed importanti. Sono in Parlamento, sono giudici nei tribunali, sono ministri, avvocati, medici, attiviste…e molto altro. Quindi per favore Badia, non dire che le donne in Giordania sono emarginate, o che questo paese non fa per loro

E invece sono qui proprio per raccontarvi come e perché, giorno dopo giorno, le donne sono diventate straniere nella loro stessa patria, rigettate come parte di una società completamente sana. E se anche vengono incluse in qualche modo, ci sono sempre compromessi che saranno costrette ad accettare. 

L’altro giorno mio padre mi ha trascinata alle 9 del mattino a Kasr Al Adel, un tribunale locale, per ritirare la copia di un documento. Sapete, ero davvero emozionata perché, studiando Legge, volevo vedere dove e come si compie la magia della giustizia. Abbiamo dovuto parcheggiare l’auto a qualche minuto di distanza, e camminare un po’.

E’ stato in quel momento che ho iniziato a sentirmi un’aliena. 

Mi sono guardata: avevo qualcosa che non andava? I miei pantaloni – lunghi, per carità! – erano strappati o cosa? Forse la mia maglietta con maniche a tre quarti mandava un messaggio offensivo per qualcuno? O erano forse i miei capelli – un vero pasticcio, va detto – ad attrarre tutti quegli sguardi, fissi su di me?

Perché, mi chiedo, dovresti distrarti dal foglio che stai leggendo per restare come uno scemo a fissare qualcuno che sta semplicemente camminando per strada? Perché, mi chiedo, dovresti rischiare un incidente in macchina solo perché hai davanti una donna e devi per forza girarti a guardarla? 

Ho seriamente pensato che ci fosse qualcosa che non andava in me.

Ma qualsiasi cosa avessi indossato, con qualsiasi stile fossero pettinati i miei capelli, e qualunque maglietta avessi scelto di mettere, non sarebbe cambiato niente: sono una donna, e in questa società sembra che questo sia un fenomeno straordinario. 

Qualche giorno fa dopo una lunga giornata di studio ho portato mio fratello a Jabal Amman, giusto per fare una passeggiata e prendere una boccata d’aria fresca in una delle mie strade preferite. Mio fratello ha 6 anni meno di me, e ho sempre creduto di essere io quella che doveva proteggerlo.

Eppure, mentre passeggiavamo e un uomo di una certa età che fumava il suo narghilè guardava letteralmente qualsiasi donna di passaggio, ho sentito che fosse lui a dover proteggere me. Non abbiamo neanche potuto farci una foto, perché la zona era così “maschio-dominata” che mi sono sentita a disagio.

Con o senza velo, con pantaloni lunghi o corti, magliette larghe o strette, loro ti fisseranno. Qualsiasi cosa indossi, qualsiasi cosa tu faccia, loro ti fisseranno. E questo è disgustoso. 

Un’amica l’altro giorno mi ha detto di fare attenzione: alcuni gruppi di uomini hanno iniziato a prendere di mira le donne che guidano da sole di notte, stringendole all’angolo con le loro macchine per dargli una lezione e scoraggiarle ad andare in giro da sole la sera. Che cosa?! E sarebbero persino capaci di andare alla polizia e accusarti di averli tamponati. 

Per non parlare delle leggi che ci discriminano, e rendono legalmente accettabili stupri, matrimoni forzati, uccisioni. 

Una donna, almeno in Giordania, è qualcuno da cui ci si aspetta che si sposi e si occupi della famiglia, e questo è quanto. Non ci sia aspetta certo da lei che cammini per strada, vada in un ristorante o in una strada “maschio-dominati”, si goda una passeggiata di pomeriggio o di sera. 

Per un periodo ho studiato in Inghilterra, e mi rattrista molto pensare che nei mesi di soggiorno lì non mi sono mai dovuta preoccupare di cosa indossare, di quale strada fosse meglio percorrere, ne’ pensare due volte ad attraversare un vicolo in cui ci fossero degli uomini. 

Nel periodo degli esami lasciavo la biblioteca anche a notte inoltrata: naturalmente avevo paura, è pur sempre un mondo pericoloso questo, pieno di cattive persone. Ma mai, nel percorso per tornare a casa, ho temuto che qualcuno mi avrebbe urlato dietro, o molestata per il solo fatto di camminare.

Perché devo sentirmi più sicura in un paese straniero circondata da stranieri che non a casa mia, tra la mia gente? 

Sì certo, statisticamente le donne in Giordania hanno raggiunto posizioni di successo, ottenuto risultati impensabili fino a poco tempo fa, creato aziende, diretto uffici. Ma nella realtà le donne sono ancora emarginate, giudicate, molestate, vessate, isolate.

E se non faremo qualcosa in merito molto velocemente, finiremo per perdere metà della nostra società. 

 

*Badia Alwar è una studentessa e blogger giordana. La traduzione dall’inglese è a cura di Cecilia Dalla Negra. Per la versione originale di questo articolo, pubblicato su FreeArabs, clicca qui. Per leggere il suo blog invece qui. La foto pubblicata è di WomenNewsNetwork.net.

 

 

17 Giugno 2014
di: 
Badia Alwer*
Area Geografica: